Reggio Emilia, studentessa americana violentata in un bar del centro storico
L’universitaria accusa un diciottenne albanese conosciuto in un bar che ora è nei guai anche per le lesioni al collo: «Baci aggressivi, in trappola contro un muro»
REGGIO EMILIA. Da agosto una studentessa universitaria statunitense di vent’anni sta affrontando in città uno stage formativo con Reggio Children, fondazione famosa in tutto il mondo per i metodi educativi innovativi rivolti ai più piccoli.
Una bella esperienza didattica per questa giovane americana. Tutto fila liscia, Reggio Emilia le piace molto. Finché la sera del 25 ottobre scorso arriva con una connazionale in un bar del centro storico. Lì le due americane vengono invitate al tavolo da due ragazzi albanesi. Siamo nella distesa esterna al locale e nel giro di pochi minuti succede “qualcosa” che cambierà sgradevolmente la serata di svago.
La ragazza – di cui non daremo indicazioni per tutelarne la privacy – si trova infatti a che fare con l’aggressività di uno dei due giovani albanesi, un piastrellista 18enne in regola con il permesso di soggiorno. Comportamenti prolungati e da shock che nella tarda serata spingeranno la ventenne in questura a presentare denuncia. Ricostruzione confermata – ieri mattina in tribunale davanti al gip Luca Ramponi – nell’incidente probatorio voluto dal pm Piera Giannusa che ha aperto un’inchiesta su questa vicenda.
E torniamo a quella sera di fine ottobre. Al tavolino il 18enne cerca quasi subito un approccio, afferra con la mano sinistra la testa dell’americana per avvicinarla alla sua e la bacia. Un “assalto” subito respinto dalla ventenne che lo spinge via. Ma questo è troppo, da una persona che nemmeno conosce. E con l’amica si alzano in fretta, per abbandonare il locale e tornarsene a piedi a casa scocciate.
Ma non è finita qui. I due ragazzi albanesi pagano le consumazioni e si mettono ad inseguire le due giovani da poco conosciute. Ed è il 18enne che, in bicicletta, raggiunge velocemente la giovane appena baciata, raggiungendola di fianco al teatro Valli. Proprio con la bici le sbarra la strada, la prende per la vita, le afferra la nuca e la bacia nuovamente. Lei cerca di uscire da quella morsa, lo respinge, ma lui insiste, la bracca, la blocca con una mano al collo contro il muro, baciandola insistentemente sul collo (causandole un trauma contusivo giudicato guaribile in tre giorni).
Per la ventenne sono momenti allucinanti, piangendo cerca di divincolarsi. Lacrime che probabilmente fanno capire al 18enne di essere andato troppo oltre e si allontana. Profondamente turbata da quanto accadutole, l’universitaria poco dopo andrà in questura a presentare denuncia. Verrà poi indirizzata alla “Casa delle donne” e nel centro antiviolenza ha una prima accoglienza, le verranno spiegati i suoi diritti, troverà soprattutto conforto. Da allora sono trascorsi oltre quaranta giorni e la ventenne sta per tornare negli Usa, quindi il pm Giannusa in vista del processo ha voluto ieri “cristallizzare” il racconto della giovane in udienza, aiutata da un interprete e tutelata dall’avvocato Federica Riccò.
Un paio d’ore sofferte, in cui la giovane ha pianto più volte. È ancora molto scossa, quella sera si era sentita in trappola, senza via d’uscita. Ha specificato che al bar non aveva bevuto e giorni dopo, casualmente, aveva rivisto quel ragazzo in città. Al termine dell’incidente probatorio l’avvocato Riccò è lapidaria con i cronisti: «La mia assistita ha confermato tutto».
L’albanese 18enne invece non c’è. Risulta indagato a piede libero per violenza sessuale e lesioni. È rappresentato dall’avvocato difensore Alessandro Conti: «A mio avviso è stato un fraintendimento – dice il legale al termine – un incrocio fra culture differenti. Quanto avvenuto non raggiunge la gravità del reato di violenza sessuale».
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