Don Camillo, Peppone e l’Oscar negato Già raccolte mille firme
Tanti favorevoli a un risarcimento alla “memoria” La verità da documenti non più secretati dei servizi Usa
Sta viaggiando a vele spiegate la petizione che raccoglie firme per richiedere l’Oscar al primo film del ciclo “Don Camillo e Peppone”, che gli venne negato a seguito di un’interferenza della Cia nel 1953, disturbata dal fatto che il film – in particolare attraverso i comportamenti del sacerdote interpretato da Fernandel – promuovesse un dialogo con i comunisti, pur tra un cazzotto e l’altro. In sole due settimane, l’azione promossa da Augusto Abbati, titolare del “Negòsi in piàsa” e ideatore della pagina Facebook “Il mondo di Don Camillo” ha portato a circa mille firme di fan e appassionati che hanno scelto di appoggiare l’iniziativa, il cui esito sarà poi fatto pervenire ai membri dell’Academy of motion pictures arts and sciences, che si occupa dell’assegnazione dei premi Oscar.
«Tre anni fa – si legge nel testo della petizione – abbiamo saputo che, in seguito alla pubblicazione di alcuni documenti secretati dalla Cia, nel 1953 la Cia stessa si mosse contro la candidatura (e probabile vittoria) dell’Oscar a “The little world of don Camillo” per ragioni politiche. Comunque sia la verità su questa esclusione crediamo che il primo film tratto dalla saga di Guareschi meriti l’Oscar per la sua importanza sociale, politica e cinematografica dell’Italia del dopoguerra».
I documenti riservati dei servizi Usa vennero desecretati qualche anno fa. In questi documenti, scritto nero su bianco, si legge: «Caro Owen, credo che siamo riusciti a lasciare fuori “The little world of don Camillo”…». Il riferimento è al film del regista francese Duvivier, liberamente ispirato ai personaggi creati da Giovannino Guareschi in una serie di racconti (1946-47), poi riuniti in volume nel marzo 1948 dall'editore Rizzoli, e selezionato tra i 100 film italiani da salvare.
La teoria che vede il film al centro di questa “cospirazione” internazionale, frutto della guerra fredda, non è mai stata smentita, come ha fatto più volte notare Alberto, figlio di Guareschi. —
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