«L’allagamento delle golene si sarebbe potuto evitare»
Soliani, consigliere del Consorzio Malaspina: «In Lombardia si fa diversamente» Mille (direttore Aipo): «La gestione del Po è unitaria, non vi sono norme diverse»
Ad alcuni giorni di distanza dal passaggio della piena del Po, Agostino Soliani, – consigliere del Consorzio golenale “Malaspina di Gualtieri” – con una lettera ai giornali rilancia: si sarebbe potuto evitare l’allagamento della golena come avvenuto per altri consorzi privati lombardi.
Il Consorzio Malaspina si estende su una superficie di circa 420 ettari di fertile terreno agricolo coltivato e all’interno della golena, dove sono presenti anche diversi fabbricati, alcuni a uso abitativo e altri a uso ricreativo. «Per la quarta volta in 25 anni – spiega – dopo le piene del 1994, 2000, 2014 e 2019, il Po, rompendo l’argine consortile, costruito per reggere una piena di circa 8 metri, ha invaso la golena chiusa, recando gravissimi danni ai proprietari dei terreni e dei fabbricati presenti in termini di perdita di raccolti, deperimento dei fabbricati e spese notevoli per il ripristino dell’argine consortile. Per sistemare la rottura dell’argine del 2014 il Consorzio ha dovuto contrarre un mutuo di 250mila che scadrà nel 2020. Quando viene dichiarato lo stato di allarme non è più possibile, in provincia di Reggio, difendere gli argini consortili».
«La stessa sorte del Malaspina – prosegue – è accaduta anche al Consorzio Fogarino di Luzzara. Questa volta un piccolo intervento di telonatura dell’argine e di posa di sacchetti avrebbe bloccato la tracimazione del Po». «Altri consorzi golenali a noi vicini – aggiunge – mi riferisco in particolare a quelli di Torricella del Pizzo, Agoiolo, e Martignana Po nel Cremonese e a quello di Viadana nel Mantovano, che è pressoché sull’altra riva del Po rispetto al Malaspina non è successo lo stesso disastro. Gli argini di questi consorzi golenali sono stati sorvegliati e difesi dai proprietari dei terreni e dei fabbricati e ciò ha evitato il peggio. Nessuno mette in dubbio che in una situazione di gravissima emergenza, le golene chiuse debbano essere allagate per salvaguardare l’argine maestro e i paesi rivieraschi. Quando, come in questo caso, la situazione non raggiunge un livello di allarme massimo, non capisco perché e vorrei chiarimenti dalle autorità competenti a riguardo a distanza di pochi chilometri ci siano comportamenti totalmente differenti riguardo alla difesa delle golene chiuse. Le regole dovrebbero essere uguali per tutti».
Sulla tematica abbiamo interpellato Luigi Mille, direttore di Aipo, Agenzia interregionale per il Po, per avere una risposta.
«La gestione di tutto il territorio del Po è unitaria – spiega Mille – e non vi sono norme diverse a seconda delle regioni. Una volta dichiarato lo stato di emergenza, anche nelle altre regioni ci si comporta allo stesso modo all’interno delle golene chiuse. Piuttosto, vi sono delle valutazioni tecniche che vengono effettuate di volta in volta, a seconda delle situazioni. Bisogna tenere conto delle varie altezze, della conformazione del territorio e di altri aspetti che variano da piena a piena. Ma non è vero che le golene lombarde sono state risparmiate: ricordiamo che lo scopo principale della golena è quello di favorire il processo di laminazione della piena. Siamo a completa disposizione del signor Soliani, se ci vuole contattare possiamo tranquillamente confrontarci, non abbiamo segreti da nascondere». —
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