Bimbi e genitori insieme per cucinare i cappelletti reggiani “senza frontiere”
Chiuso il corso degli alunni tra i 6 e 10 anni della scuola primaria Zibordi Hanno preparato la ricetta anche con cuochi, maestra e preside
la lezione
Per una volta sono i bambini a trasmettere ai propri genitori – tra i quali alcuni stranieri – qualcosa di antico della nostra terra: i cappelletti reggiani. Per quasi un anno, infatti, 22 alunne e alunni tra i 6 e i 10 anni della scuola primaria “Zibordi” hanno seguito un percorso pomeridiano su questo cibo così caratteristico del nostro territorio. Sabato hanno guidato i genitori nella preparazione dei cappelletti, con cuochi, maestra e preside, tutti gli esperti del percorso: tutti insieme proprio come si faceva una volta, sotto Natale, e li hanno poi mangiati insieme a tavola.
Così si è concluso “Il cappelletto va a scuola, fa scuola”, promosso dalla primaria Zibordi, titolare del progetto “L’uomo, l’anima del mondo”, riconosciuto dal Ministero nel Pon (piano operativo nazionale), dall’associazione del Cappelletto Reggiano e da Pause-Atelier dei sapori, società della Fondazione Reggio Children–Centro internazionale Loris Malaguzzi.
Dopo 60 ore di lavoro, nelle aperture pomeridiane della scuola, sabato al Pause, Centro Internazionale Loris Malaguzzi, si sono tirate le somme coinvolgendo le famiglie.
«Uno degli strumenti di conoscenza e di integrazione culturale è il cibo – spiega Milena Mara Anastasia, insegnante e tutor del progetto –. Dare valore al cibo rappresenta un’occasione di incontro e di relazione, di condivisione e di apprendimento».
Facendo i cappelletti, i bambini hanno attraversato vari linguaggi e discipline. Hanno conosciuto elementi di storia locale e delle sue tradizioni, hanno esercitato una nuova e antica manualità, facendosi artigiani del gusto. Hanno praticato le arti della narrazione, della stampa 3D, della fotografia analogica e digitale.
«Un progetto interdisciplinare – evidenzia l’assessora a Educazione e Conoscenza Raffaella Curioni – che ha avuto il merito di avvicinare bambine e bambini alla conoscenza della storia e identità del nostro territorio. Un circuito virtuoso tra generazioni, culture ed esperienze diverse che ha avuto come soggetto un grande protagonista delle nostre tavole».
I bambini si sono dimostrati esperti nel chiudere e allineare i cappelletti, e molta strada è stata compiuta da quando, per la prima volta, hanno rotto le uova nel “vulcano” di farina con grande divertimento e facendo i primi tentativi di impasto.
Per Fulvia Salvarani, presidente dell’associazione del Cappelletto Reggiano, si è trattato di «un autentico prestito di saperi. Questi bambini ora conoscono, molto più di tanti adulti, questa tradizione e un po’ di storia di Reggio. La città di Reggio Emilia potrebbe diventare una città pilota nella salvaguardia di manualità culinarie e gastronomiche che rischiano di andare perdute».
In quest’anno di lavoro ogni piccolo è stato dotato di una apposita cassetta degli attrezzi, una borsa di tessuto riciclato in cui trovare piccolo asse, mattarello, rotellina, grembiule e cappello da cuoco che tutti ieri hanno indossato orgogliosamente.
E siccome il primo cappelletto non si scorda mai, le prime impressioni restano scritte e riprese nel video di Arturo Delle Donne, chef e videomaker: è «coraggioso» dice Alex, «se si buca sbuffa» dice Gabriele, «non sta mai fermo quando viene messo in riga» così Maddalena, «non va d’accordo ma proprio per niente con i tortellini» dice Aisha.
Per Paola Cavazzoni, ad di Pause: «I bambini sono curiosi della storia e dei significati della loro terra e insieme abili interpreti, capaci di rigenerare il senso di antiche tradizioni e gesti quotidiani, aggiungendo nuovi significati».
Dopo la mattinata trascorsa a fare i cappelletti, la visione del filmato, i saluti e i complimenti della preside dell’Ic Da Vinci, Lorena Mussini, e di Carla Rinaldi, presidente di Fondazione Reggio Children, tutti alla degustazione nel brodo bollente.
La ricetta «sostenibile e democratica» del cappelletto ora ha nuovi ambasciatori e potrà essere riproposta ad altre scuole e altri pubblici, continuando il passaggio di consegne.
Del percorso hanno fatto parte storici, come Danilo Morini e Clementina Santi, chef e cuochi, ristoratori, come Gianni D’Amato del Caffè Arti e Mestieri, Anna Marmiroli, delegata di Reggio Emilia della Accademia italiana di cucina, Claudio Bashaj di Pause, la cuoca Olaz di A Mangiare. Oppure atelieristi come Lorenzo Borgonovo, architetti e innovatori come Francesco Bombardi con il quale i ragazzi hanno inventato un contenitore da viaggio per cappelletti realizzato con la stampante 3D.
Diversi i luoghi di attività, a scuola, a Pause - Centro Internazionale Malaguzzi, nei ristorante, come la Guerrina di Reggio Emilia che ha ospitato una narrazione sul cappelletto per Reggio Narra. —
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