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I produttori pagano la ricerca «Serve una banca dati sui vini»

L.V.
I produttori pagano la ricerca «Serve una banca dati sui vini»

Il progetto sostenuto con 30mila euro dai vignanioli reggiani  che intendono tracciare l’origine del prodotto in vendita

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REGGIO EMILIA. «Siamo talmente convinti dell’utilità di compiere delle verifiche scientifiche attraverso i laboratori di Unimore che, così come i colleghi del Consorzio dei vini di Modena, risultiamo fra i finanziatori del progetto. Non a caso vi abbiamo contribuito tangibilmente versando 30mila euro per l’acquisto delle tecnologie».

Davide Frascari, presidente del Consorzio del Lambrusco Reggiano, non fa mistero dell’orgoglio per l’iniziativa che conferma tangibilmente l’impegno profuso da tanti anni nella tutela dei produttori e dei consumatori del nostro nettare. «In questo modo – precisa – potremo avere la certezza della provenienza delle uve e dell’annata calcolata in base alle ore di sole e alla maturazione degli acini raccolti per la trasformazione in vino. La macchina può addirittura arrivare a precisare se si tratta di Maestro, Salamino, Sangiovese, in pratica da quali vigne sono state raccolte le uve. Resteremo collegati al progetto quanto meno per il prossimo triennio. Il concetto di tutela del produttore e del consumatore è fra i nostri scopi istitutivi e così riusciremo più facilmente a scoprire chi usa sotterfugi come con il LambrusKo, così battezzato alla russa, o fatto passare per vino americano o mediorientale. La verifica con il metodo degli isotopi è una garanzia per tutti».

«Sono metodi – prosegue – che vanno senz’altro potenziati perché tranquillizzano chi lavora per ottenere un vino originale e chi lo consuma che ha la certezza di aver compiuto un corretto acquisto. Ora siamo partiti e contiamo di maturare nuove future conoscenze. Presto disporremo infatti di ulteriori elementi di conoscenza che potranno servire a elevare i pregi del Lambrusco, un vino considerato un tempo semplicemente “normale” ma ormai assurto fra le bevande di pregio».

Il suo benvenuto al laboratorio di certificazione è pienamente condiviso dal collega Ennio Prandi che presiede il Consorzio dei Vini dell’Emilia. «Potremo addirittura creare – osserva – una banca dati sui vini. Ciò si affiancherà ai controlli della Commissione di degustazione, un organismo nazionale che dà valore al prodotto italiano, prima della consegna dei bollini con l’annotazione della denominazione d’origine controllata. Il nostro accordo con l’Università di Modena e Reggio risale a un paio d’anni fa e sta dunque mostrando i suoi primi frutti». —

L.V.

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