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Laura Boldrini con la Gazzetta di Reggio a difesa di Nilde Iotti: «Attacco sessista, un’iniziativa doverosa»

Leonardo Grilli
Laura Boldrini con la Gazzetta di Reggio a difesa di Nilde Iotti: «Attacco sessista, un’iniziativa doverosa»

La deputata ed ex presidente della Camera contro l’articolo di Libero: «Sintomo di un odio verso le donne sdoganato dalla politica sovranista»

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REGGIO EMILIA. Nilde Iotti non è stata solo la prima donna a ricoprirla carica di presidente della Camera, la prima donna ad arrivare a una delle tre più alte cariche dello Stato e la presidente più a lungo in carica nell’era repubblicana, per quasi tredici anni.

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La sua levatura politica e la capacità con la quale ha svolto i propri doveri costituzionali hanno fatto da apripista e da esempio per le altre (sole) due donne che, dopo di lei, si sono sedute sulla poltrona più alta della Camera: Irene Pivetti e Laura Boldrini. Ed è proprio la Boldrini, dallo scorso anno deputata del Partito Democratico, che ora si schiera con la battaglia di civiltà portata avanti dalla Gazzetta di Reggio, contro l’articolo sessista pubblicato da Libero e a difesa di Nilde Iotti e dei diritti delle donne.

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Lei che, probabilmente più di qualunque altra politica italiana nel recente passato, è stata a sua volta vittima di migliaia di insulti e commenti sessisti e misogini sdoganati sui social e da un certo tipo di retorica sovranista.

Come commenta l’articolo di Carbone su Libero e cosa condivide di quanto hanno risposto le sette redattrici della Gazzetta?

«Anzitutto esprimo il mio apprezzamento per la vostra iniziativa, doverosa e molto pertinente visto l’attacco volgare e sessista fatto da quel quotidiano il cui unico obiettivo è tentare di infangare l’immagine pulita, libera e autorevole di Nilde Iotti attraverso considerazioni miserabili. In quell’articolo vi sono diversi passaggi ignobili, quando ad esempio si lascia intendere che lei sia entrata in Parlamento non perché politica in gamba e capace ma perché legata a Togliatti. O quando si fanno quelle considerazioni sulla sua persona estendendole poi a tutte le donne emiliane. Tutto questo è pessimo, dà la dimensione di un uomo che ha un problema serio con il femminile».

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Carbone, intervistato ieri dalla collega Linda Pigozzi, ha parlato di un fraintendimento e ha descritto le sue parole come un «omaggio» alle donne emiliane, una sorta di ironia.

«Sì, è un compimento insomma. Nella sua visione alla donna non è richiesto altro se non la dote di saper cucinare ed essere brava a letto. Stiamo parlando di una donna che è stata la terza carica dello stato per tre mandati, quanto scritto sarebbe stato offensivo per tutte ma per una figura così diventa insopportabile. È il modo classico di sminuire le donne: non si riconosce la loro intelligenza, i loro sacrifici e il fatto che hanno tutte le carte in regola per svolgere ruoli apicali. Bisogna spiegare a Carbone che questa si chiama misoginia, non “omaggio”».

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Nel 2017 è stata lei stessa, da presidente della Camera, a dedicare proprio a Nilde Iotti la nuova sala convegni di palazzo Theodoli. Quanto è importante l’esempio di Nilde per la sua carriera politica?

«Alla Camera mi è stata spesso ricordata e tutti mi hanno parlato di lei come una donna rigorosa, di partito ma anche imparziale e rispettata da tutti proprio per questo. Non era raro, ad esempio, che per svolgere il suo ruolo con correttezza facesse arrabbiare i suoi stessi compagni di partito. Ma era anche una donna molto impegnata nel sociale e nelle battaglie a sostengo delle donne, tanto che ha partecipato molto alla battaglia sul divorzio, a quella sull’aborto o alla riforma del diritto della famiglia. La Iotti è stata presidente della Camera quanto in Italia c’erano tumulti sociali, il terrorismo, il Paese era messo a dura prova da quello che accadeva. A me è toccato il ruolo di presidente quando i tumulti li avevo dentro l’aula. Era il periodo dei 5 stelle, i quali usavano metodi di rottura calcolati per attirare l’attenzione sulle proprie istanze, spesso in violazione delle regole. E ho dovuto poi sanzionarli, rispettare il regolamento vuol dire consentire a tutti, opposizioni comprese, di poter esprimere liberamente le proprie posizioni senza doversi sentire sotto scacco».

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Stanno tornando non da ieri dei sentimenti antifemminili e antifemministi, forse mai sopiti, e stanno tornando anche nelle parole di un certo tipo di politica e di propaganda. Il rischio di un passo indietro nei diritti delle donne esiste, e se sì quanto è concreto?

«È detto fatto. Quando abbiamo leader politici che istigano all’odio contro le donne cosa ci aspettiamo che facciano le persone comuni? Quando un ministro dell’Interno espone delle minorenni che lo hanno contestato alla gogna mediatica e a migliaia di commenti sessisti e sconci, e quel leader è anche il ministro che dovrebbe difenderle, che cosa ci aspettiamo? Se sempre quell’uomo sbandiera una bambola gonfiabile e la paragona alla presidente della Camere cosa ci aspettiamo dai ragazzi nelle scuole? Se si dà un esempio così deprecabile le ricadute sono su tutta la società, il sessismo viene alimentato a tavolino come forma di intimidazione per allontanare le donne dalla sfera politica e pubblica. In Inghilterra, ad esempio, svariate deputate non si sono più ricandidate a causa del trattamento ricevuto. Il sovranismo propone uno schema patriarcale: la donna deve stare a casa e occuparsi di marito e figli, la donna non è contemplata, è un attacco che risponde a un modello che ci riporta indietro di decenni e manda in fumo le importanti battaglie femministe fatte. Quindi sì, stiamo rischiando, perché c’è uno schema politico di lobby potenti, americane e russe, che vogliono condizionare le legislazioni progressiste dei Paesi».

Il 26 gennaio si voterà per le regionali. Vuole dire qualcosa alle donne, sia elettrici che candidate?

«Mi auguro che in Emilia-Romagna le donne facciano fronte comune e capiscano quello che c’è in ballo anche dal punto di vista dei loro diritti. Da una parte c’è chi ha uno schema tradizionale della famiglia che vede le donne all’angolo, dall’altro c’è chi ha lavorato molto per le politiche di genere e per la parità dei sessi».

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