Per Claudio Foti scatta il divieto di esercitare sui minori per 6 mesi
La nuova interdittiva ha origine dai video utilizzati dalla difesa per scagionarlo nel luglio scorso
I video delle sedute di psicoterapia di Claudio Foti, che nel luglio scorso erano stati utilizzati dalla difesa del professionista piemontese per ottenere la revoca degli arresti domiciliari, si ripercuotono cinque mesi dopo, come un boomerang, sul direttore scientifico della Onlus Hansel & Gretel, al centro dell’inchiesta sui presunti affidi illeciti in Val d’Enza.
Il 68enne ieri mattina è stato colpito da una nuova misura interdittiva, firmata il 6 dicembre dal Gip Luca Ramponi, che gli è stata notificata dai carabinieri del Nucleo investigativo di Reggio. L’ordinanza dispone «il divieto temporaneo per sei mesi di esercitare l’attività professionale di psicologo e psicoterapeuta nei confronti di pazienti minorenni».
La medesima misura è già stata applicata ad altri indagati della Hansel & Gretel che aveva in cura i bambini della Val d’Enza, ma non a Foti, che quando è scoppiato il caso Bibbiano (27 giugno) è finito agli arresti domiciliari, revocati e sostituiti (il 18 luglio) dal Tribunale del Riesame in obbligo di dimora nel Comune di residenza, ovvero Pinerolo.
Il nodo è la motivazione all’origine dell’interdizione. Ab origine Foti è stato indagato per due capi d’imputazione: frode processuale (per il caso di una ragazza all’epoca 17enne, che secondo l’accusa sarebbe stata manipolata durante le sedute di psicoterapia) e concorso esterno in abuso d’ufficio (il dottore sarebbe stato consapevole che le psicoterapie che gli venivano pagate avrebbero dovuto essere bandite con concorso pubblico e non affidate direttamente). Quest’ultimo capo d’imputazione è tuttora pendente, mentre è caduta la frode processuale in sede di Riesame, quando la difesa di Foti aveva prodotto una serie di video (filmati delle sedute) a discolpa.
Video che nelle attività investigative eseguite in un secondo tempo il pm Valentina Salvi ha sottoposto «a mirata e dettagliata analisi del consulente tecnico d’ufficio», arrivando alla conclusione che quegli stessi filmati delle sedute «in maniera antitetica a quanto prospettato dalla difesa» sarebbero «un chiaro e inequivocabile sostrato probatorio a sostegno» dell’ipotesi che lo psicoterapeuta avrebbe «alterato lo stato psicologico ed emotivo della minore, inducendola al convincimento di essere stata abusata sessualmente dal padre».
In pratica l’accusa ha utilizzato quelle riprese come un boomerang per puntellare il capo d’imputazione.
«La tesi è uscita dalla porta e si tenta di farla rientrare dalla finestra – commentato l’avvocato Andrea Coffari, codifensore di Foti insieme alla collega Annalisa Guano – Si vuole sostenere quello che fin dall’inizio è stato l’impianto accusatorio, che non reggerà a lungo. Noi dimostreremo che al contrario non sussiste alcun reato. Contro la misura interdittiva presenteremo istanza di revoca al Gip, al Riesame e se necessario in Cassazione». Due visioni opposte di una battaglia legale combattutissima. —
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