Reggio fuori dalla crisi 2008 con asili vuoti e ospizi pieni
Il Rapporto sulla coesione sociale registra in provincia un’occupazione record Boom però delle demenze, calo delle nascite e i giovani preferiscono le metropoli
Viviamo più a lungo ma in condizioni di salute in forte deterioramento, con molti posti di lavoro a disposizione seppur più precari, con giovani leve che preferiscono vivere nelle metropoli estere invece che aprofittare delle opportunità offerte dal “sistema Reggio”, provincia leader negli asili che si stanno però svuotando per il crollo delle nascite mentre si ingrossano le liste d’attesa nelle case protette. Se è vero che la provincia di Reggio Emilia è tornata economicamente robusta come prima della crisi del 2008, è altrettanto vero che anche nel territorio emiliano - che meglio ha risposto a quella scossa - si stanno abbattendo gli squassi della società moderna, dove si è più longevi ma alle prese con mille acciacchi. Questo spiega ad esempio il boom delle demenze tra gli over 65enni, passate dalle 7mila del 2011 alle 20mila del 2018 nella nostra provincia: «È segno che siamo nel secolo dell’invecchiamento» ha detto Gino Mazzoli, curatore del rapporto. Dati in prospettiva allarmanti, seppur in un quadro di indicatori attuali - fotografati come ogni anno dal “Rapporto sulla coesione sociale” realizzato dalla Camera di Commercio in collaborazione con il Comune capoluogo - che vede la provincia di Reggio Emilia in «condizioni di relativo agio» rispetto certamente al resto del quadro nazionale.
OCCUPAZIONE RECORD
Continuano a migliorare quindi i principali indicatori dello stato di salute dell’economia e della società reggiana. L’occupazione è aumentata, nel solo 2018, di 3.248 unità, mentre è calata di 0,6 punti la disoccupazione, attestata al 4,2%, livello pre-crisi distante dal record negativo nel 2014 del 6,6%. Per lo psicosociologo Mazzoli il numero complessivo di occupati è pari a 240.787 unità, «con un significativo calo delle persone in condizione di vulnerabilità», essendo calate le imprese in crisi e la cassa integrazione, «dati incoraggianti ma che non debbono indurre a sottovalutare quelle situazioni».
CROLLano le NASCITE
Alla forza economica si contrappone quindi una debolezza sociale. I nati in provincia sono stati 1.700 meno rispetto all’anno scorso, quasi tutti italiani, come riporta la ricerca. Negli ultimi cinque anni l’indice di natalità è calato ben del 4,2%, con Reggio ora nella media regionale. Ecco allora che i bambini nelle scuole materne e nei nidi negli ultimi sei anni sono calati di 2.500 unità in provincia (-500 nell’ultimo anno).
L’altra faccia della stessa medaglia è il calo degli under 50 rispetto agli over 50. Dopo quasi 10 anni in cui le persone sotto i 50 anni sono aumentate di 50mila unità, negli ultimi cinque anni è stato registrato un calo di 20mila persone mentre quelli con più di 50 anni hanno avuto una crescita costante negli ultimi 15 anni: +50mila persone. Non solo: crescono le famiglie unipersonali (sono il 35%),due terzi delle quali formate da giovani. Oltre il 60% delle famiglie è composto da una o due persone, che pone l’accento sulla riduzione delle reti familiari. —
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