Compie 50 anni l’asilo Leoni il primo comunale di tutta Italia
Aperto nel 1969, fu finanziato da Comune e ceramiche come risposta a un nuovo bisogno del territorio
SCANDIANO. Mezzo secolo di una storia unica. Scandiano si prepara a festeggiare i 50 anni del nido comunale d’infanzia “Alessandro Leoni” di Scandiano. La scuola di via Cesari, intitolata a un giovane partigiano scandianese morto 16enne, vanta un primato peculiare: è stato il primo nido comunale d’infanzia di tutta Italia, voluto dall’amministrazione comunale guidata da Amleto Paderni e realizzato in anticipo coi tempi, rovesciando le impostazioni dell’epoca.
L’apertura risale al febbraio 1969, il primo nome era asilo “25 Aprile”; dal 1975 viene intitolato a Leoni, 16enne scandianese caduto a inizio 1945, in un percorso di continuità ideale. Non è stato un cammino semplice, quello che ha portato primo nido comunale d’infanzia italiano, voluto dal Comune a guida Partito Comunista e dal mondo ceramico dopo confronti aspri sia con le istituzioni nazionali sia con il mondo politico.
Una legge nazionale in materia arriverà solo nel 1971; sino a quella data, i servizi per la prima infanzia, per la fascia dagli zero ai tre anni, erano gestiti direttamente il controllo diretto dell’Onmi (Opera nazionale della maternità e dell’infanzia), soggetto principalmente di ambito sanitario a cui lo Stato affidava la gestione della prima infanzia.
L’amministrazione scandianese decide di creare una realtà autonoma, un nido d’infanzia gestito direttamente dall’ente locale per andare incontro alle esigenze del territorio. Un sentimento condiviso da tempo con le imprese di quello che stava diventando il primo distretto ceramico mondiale. In quel decennio l’Italia e il territorio reggiano erano alle prese con il passaggio dall’agricoltura all’industrializzazione e la popolazione femminile – nel secondo dopoguerra ancora spesso vincolata da una visione non particolarmente moderna – diventava sempre più parte integrante della forza lavoro.
Alla fine del decennio, dopo tante discussioni e riflessioni, arriva il grande salto, partendo dal presupposto che «i servizi offerti siano insufficienti per consentire in particolare alle donne di poter lavorare nelle aziende del settore ceramico che in quegli anni stavano nascendo in tutto il distretto», come sottolinea oggi il Comune.
Sono proprio le aziende del territorio «a fare pressioni perché quella che fu un’intuizione dell'amministrazione comunale scandianese venga portata a termine anche in assenza di una vera e propria legislazione in materia». In quell’Italia, la decisione non viene accolta bene da tutti i fronti. Per citare Carla Fontanesi, autrice di un libro dedicato al “Leoni”, la scelta venne «osteggiata dalle forze conservatrici, che allora preferivano considerare ancora la donna come madre-sposa naturalmente collocata all’interno della casa e della famiglia e consideravano il lavoro femminile fuori casa come una costruzione per sopperire alle difficoltà economiche, proponevano soluzioni per la garanzia del posto di lavoro e assistenza economica per la madri piuttosto che asili collettivi».
Un duello culturale che oggi appare lontanissimo, come temi e come visioni, ma che in diretta venne vissuto con grande intensità, tanto da allungare non poco in tempi e da provocare scontri ideologici e non solo, a Scandiamo come a livello più ampio.
L’inaugurazione del 1969 avviene dopo 19 anni dall’individuazione dell’area e dopo 6 anni dal primo stanziamento di denaro. L’opera venne finanziata dall’ente locale con un corposo contributo dalla aziende locali, in primis dalle ceramiche alla ricerca di maestranze. «Si andava verso il superamento dell’affermazione – dice Paderni in un’intervista raccolta da Carla Fontanesi per la sua pubblicazione – di una grande cultura, di andava verso il superamento di una cultura individuale per una cultura collettiva». «Si lottava per conquistare un salario indiretto: io non voglio oggi mille lire, ma l’assistenza per mio figlio», per usare le parole del sindaco Paderni riportate dalla Fontanesi. —
Adriano Arati
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