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la fondazione per lo sport 

Il direttore Savino: «Lavori slittati, forse a febbraio»

Am.P.

Affidi temporanei,  lungaggini burocratiche,  documenti che non si trovano  alla base dei ritardi: «Il gestore dovrà adeguare i progetti»

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reggio emilia. «I lavori di ristrutturazione nella piscina? Sono slittati per una serie di lungaggini burocratiche. Da realista prevedo che il primo intervento, quello per la scala, è ipotizzabile nella seconda metà di febbraio». A parlare è Domenico Savino, direttore della Fondazione per lo Sport del Comune di Reggio Emilia. La premessa è che avremmo voluto porre le domande direttamente al gestore ma Daniele Neri, direttore generale de “La Nuova Sportiva”, non ha mostrato di persona il medesimo slancio nel presentarsi alla città dichiarato per iscritto e ci ha rimandato alla Fondazione.

Il gestore ha definito Reggio «una corsa contro il tempo»: perché tanta sorpresa, se da giugno a settembre sono passati tre mesi?

«L’affidamento è avvenuto in via d’urgenza (perché i tempi tecnici non consentivano altrimenti) l’8 giugno 2019. Con il nuovo concessionario, data la necessità di tutta una serie di accertamenti, non si è potuto dar corso immediatamente all’affidamento definitivo, ma si è dovuto ricorrere ad un affidamento temporaneo, per fare una serie di verifiche obbligatorie per legge. Esauritosi il contratto di affidamento temporaneo, si è dovuto stipulare un contratto in via d’urgenza. Solo alla fine l’aggiudicazione è divenuta definitiva».

Come spiega il ritardo nei lavori? Se è vero che manca il nulla osta, non dovrebbe arrivare da voi?

«È vero. Sui lavori il concessionario ha l’obbligo di depositare un progetto esecutivo che va approvato dalla Fondazione, eventualmente avvalendosi dei servizi comunali o di tecnici esterni, scelti con gara. Poiché la Fondazione non ha nemmeno una figura tecnica, ha chiesto aiuto al Comune: secondo un protocollo d’intesa, il Comune si è impegnato a fornire a noi le proprie prestazioni, dietro pagamento di 60mila euro annui. Risultato? I 60mila euro vengono “trattenuti” dal Comune alla fonte, cioè decurtandoli dalla quota associativa che versa alla Fondazione. Peccato però che le prestazioni richieste non siano state erogate. La Fondazione ha dovuto fare una selezione pubblica per la validazione dei lavori. Una beffa? Fate voi. Nel frattempo proveremo a sopperire, perché tutto ciò, sia chiaro, non vale per il solo impianto di via Melato».

Il disciplinare di gara del bando prevede che i lavori siano eseguiti “entro le scadenze perentorie”.

«C’è un altro problema. Abbiamo chiesto al gestore di adeguare i progetti; per alcuni di essi il 18 ottobre il gestore ha chiesto alla Fondazione alcuni documenti relativi all’impianto di via Melato che la Fondazione non ha, perché li ha (o li dovrebbe avere) il Comune. Li abbiamo chiesti, non sono mai stati inviati».

Una curiosità: il bando, della durata di 5 anni, non è rinnovabile. Perché?

«Per motivi di legalità: avremmo sforato la soglia europea. La durata è comunque sufficiente per ammortizzare tutte le spese». —

Am.P.

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