Nasce la “Locanda Don Luigi Guglielmi” non solo un ostello
REGGIO EMILIA. Non è un dormitorio e nemmeno un ostello, ma una vera e propria locanda o meglio ancora una comunità. Cioè un luogo dove non si può solo dormire di notte per andarsene al mattino, ma si può viverci anche di giorno. Manca solo la reception (ma tanto gli ospiti non sono tenuti a pagare l’alloggio), in compenso ci sono spazi comuni e stanze a due letti spaziose, curate e ben arredate in grado di accogliere dieci persone. La “Locanda Don Luigi Guglielmi” è dedicata alla memoria del direttore della Caritas scomparso prematuramente nel maggio 1996 e che per primo ha voluto la creazione della mensa del Vescovo, il centro di ascolto e avviato le prime accoglienze nelle parrocchie del reggiano.
Inaugurata ieri dal vescovo Massimo Camisasca, dall’assessore comunale Daniele Marchi, dal consigliere regionale Ottavia Soncini, dal direttore della Caritas diocesana Isacco Rinaldi e dalle autorità militari, la nuova struttura rappresenta un cambio di paradigma rispetto al modello di accoglienza della Caritas. La scelta è stata quella di realizzare una casa in cui l’obiettivo primario non è quello di erogare un servizio, ma costruire relazioni e condivisione tra le persone. «È un luogo – ha spiegato il vescovo – destinato solo a soddisfare i bisogni che potremo definire primari come il mangiare, il dormire o un lavoro, ma a creare relazioni e far sentire le persone ospitate parte di una collettività». I lavori di ristrutturazione hanno richiesto 100mila euro, raccolti fino ad ora solo in parte grazie all’utilizzo dell’8 per mille, al lascito testamentario di un sacerdote reggiano e all’aiuto di oltre una cinquantina di aziende e benefattori che hanno contributo fattivamente alla sua realizzazione. La nuova struttura si sviluppa su due piani e sorge nei locali di via dell’Aeronautica che in passato hanno ospitato gli uffici di segreteria della Caritas a poche decine di metri dai locali destinati alla mensa. «La Locanda è un segno concreto di una conversione per affrontare il fenomeno della povertà mettendo al centro le persone – ha poi aggiunto Isacco Rinaldi – e in questo senso è una struttura in cui abitare per un certo tempo in cui condividere relazioni e curare le proprie ferite per poi ripartire. Fino ad ora la Caritas diocesana disponeva di un dormitorio maschile aperto di notte mentre oggi con la nuova struttura che va ad aggiungersi alla Locanda San Francesco inaugurata due anni fa si rivolge a famiglie e donne. —
R.F.
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