Due anni fa l’incubo di un paese allagato
All’alba dell’12 dicembre 2017 Lentigione era sott’acqua Non ci fu allerta per il disastro che sarebbe arrivato
Brescello. Era piovuto tanto in quei giorni, in tutta la regione, e contemporaneamente le temperature avevano portato allo scioglimento della neve in Appennino. Fiumi e torrenti andarono in piena, toccando alti livelli. Ma mai, i residenti di Lentigione, andati a letto la sera dell’11 dicembre 2017, avrebbero pensato di svegliarsi il giorno successivo con i piedi bagnati. Un’esperienza che non dimenticheranno mai più.
Su questo aspetto, il ricordo dei lentigionesi è unanime. Nelle prime ore di quella mattina, moltissimi scesero da letto e i piedi, anziché toccare il pavimento, incontrarono l’acqua. Che non era, purtroppo, quella di una lavatrice guasta o di un frigorifero spento. Era acqua dell’Enza, che aveva rotto in via Imperiale e che aveva creato un vero e proprio fiume nel centro della frazione. Uno scenario apocalittico al quale i cittadini non erano stati preparati, in quanto non era arrivato nessun segnale di pericolo dalle autorità preposte, riunitesi poche ore prima.
Panico e scoramento accompagnarono per giorni i tanti residenti evacuati, costretti ad abbandonare per giorni le proprie case, in attesa del deflusso delle acque. In totale, 1.157 furono le persone sfollate: la stragrande maggioranza è riuscita a trovare sistemazioni autonome, altre si appoggiarono al Kaleidos di Poviglio o negli alberghi. Una volta trovata una sistemazione idonea per tutti, arrivò poi il momento delle responsabilità.
I cittadini non risparmiarono feroci critiche nei confronti dei commissari che in quel periodo gestivano il Comune, così come di Aipo e degli altri organismi. Su questo aspetto, la procura ha aperto un’inchiesta.
Se da un lato ha lasciato grande amarezza la gestione del mancato allertamento, dall’altro non si può non sottolineare la massiva risposta del mondo del volontariato che già a poche ore dall’inondazione è entrato in gioco per aiutare gli abitanti a spazzare via le tracce del passaggio dell’acqua.
A Lentigione giunsero 16 squadre della Colonna Mobile Nazionale, 12 della Colonna Mobile Regionale ed altre 16 da tutte la associazioni di volontariato di protezione civile della provincia, attivate dal Coordinamento provinciale. In tutto circa 200 volontari che sommati a tutti quelli impegnati al Kaleidos, nella raccolta indumenti e nelle attività di sorveglianza, formarono quel piccolo esercito che ha contribuito affinché fossero ridotti il più possibile i disagi per gli alluvionati. I componenti del gruppo comunale brescellese di protezione civile operarono ininterrottamente per giorni, anche dopo la partenza delle squadre venute da fuori, per soddisfare tutte le richieste che arrivavano dai cittadini. In quel contesto, si registrò anche una vittima: Renzo Porzani, 89 anni, morì un paio di giorni dopo l’esondazione, dopo aver ripulito casa dal fango. Anche a fronte dell’arrivo dell’acqua Porzani – così come altri residenti – aveva scelto di non abbandonare l’abitazione e aveva iniziato a ripulirla, aiutato dai familiari. Ma un malore improvviso lo stroncò, rendendo vano ogni soccorso.
Domenica è in programma una messa per ricordare quei difficili giorni. —
A.V.
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