Reggio Emilia, striscioni delle Sardine realizzati in spazi comunali: "Sono artisti apolitici"
Per preparare gli striscioni utilizzati lo scorso 23 novembre le Sardine di Reggio hanno utilizzato gli spazi del laboratorio Sd Factory. Furiosa la Lega: "Spazi pagati anche da chi non sta con le Sardine"
REGGIO EMILIA. Per preparare gli striscioni utilizzati nel flash mob dello scorso 23 novembre le Sardine di Reggio Emilia hanno utilizzato gli spazi del laboratorio Sd Factory, gestito dalla cooperativa Papa Giovanni XIII e finanziato da Comune e Regione.
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Lo conferma l’assessore comunale Raffaella Curioni nella risposta fornita all’interrogazione presentata in merito dal capogruppo della Lega in Sala del Tricolore, Matteo Melato.
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Gli spazi pubblici sono stati concessi in quanto, si legge nella risposta della Curioni, «la manifestazione non risultava promossa da organizzazione partitiche» e il gruppo che ha fatto richiesta dei locali «non è un gruppo politico, ma un gruppo informale di giovani artisti».
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Giustificazioni che melato ritiene «non accettabili», contestando prima di tutto che «le Sardine vanno in piazza per motivi politici cantando “Bella ciao” e, soprattutto, tra i promotori vi erano esponenti del Pd reggiano».
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Per Melato «di sicuro poi non perseguono», come riporta l’assessore, «democrazia, solidarietà, inclusione e nonviolenza» perché «sostengono che la Lega, primo partito italiano e che rappresenta milioni di elettori, professi una politica dell’odio, razzista, fascista e nazista».
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Dunque, «poiché sostengono la candidatura di Stefano Bonaccini, è inaccettabile che vengano utilizzati spazi pagati anche dalla Regione per preparare striscioni contro la Lega». Per quanto riguarda i finanziamenti alla Sd Factory, ammontano nel 2019 a 80mila euro da parte del Comune e 14mila della rRgione.
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«Soldi delle di tutti i cittadini, anche quelli che non la pensano come le Sardine». Che quindi, conclude Melato, «se vogliono far attività politica possono affittarsi una sede in cui fare i loro striscioni senza pesare su tutti gli emiliani».
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