Un “contratto del fiume” tra i Comuni dell’Enza perché non accada più
Presentato lo studio frutto dell’accordo tra Regione e Autorità di bacino Mentre Immergas con una convenzione si occuperà dell’arginatura di destra
Sono trascorsi due anni esatti da quella notte dalla quale, improvvisamente, gli abitanti di Lentigione si risvegliarono con l’Enza che aveva invaso le loro case. Se le emergenze legate alla vita quotidiana dei residenti sono state via via risolte, con la frazione che è ormai ritornata alla normalità, gli occhi sono ora puntati sulla messa in sicurezza dell’Enza.
Su questo aspetto, martedì sera si è svolto al centro sociale un incontro nel quale è stato presentato uno studio che ha individuato gli interventi necessari per migliorare le condizioni di sicurezza idraulica del torrente dopo l’evento del 2017.
Lo studio è stato promosso nell’ambito di un accordo Regione-Autorità di bacino per aggiornare le analisi idrologiche e idrauliche, tenendo conto degli effetti dell’evento alluvionale, con il contributo tecnico e scientifico di Arpae e dell’Università di Parma, e racchiude al suo interno una serie di interventi da svolgere sul medio periodo, con risorse ancora da individuare ma sul reperimento delle quali le varie parti in causa focalizzeranno i loro sforzi.
LA SERATA
Ad aprire l’incontro pubblico, davanti a un centinaio di persone, è stata la sindaca Elena Benassi, che ha fatto il punto della situazione a due anni dall’alluvione, insieme al sottosegretario alla presidenza della Regione, Giammaria Manghi, al segretario generale dell’Autorità di bacino del fiume Po Meuccio Berselli, l’ingegner Mirella Vergnani di Aipo, alla dottoressa Federica Manenti, responsabile delle attività di protezione civile della sede di Reggio Emilia ed a Edmondo Spaggiari, presidente del Comitato cittadino alluvione Lentigione.
Tra i concetti emersi, la necessità di convertire la pulizia degli alvei da intervento straordinario a intervento ordinario («Sono cambiate le esigenze, chi amministrerà la Regione dovrà prevedere un approccio diverso e risorse aggiuntive per la gestione dei corsi d’acqua» ha detto Manghi), mentre Berselli ha annunciato l’intenzione di creare un “contratto di fiume” tra tutti i Comuni attraversati dall’Enza, che preveda azioni coordinate e condivise per la ricerca di soluzioni efficaci volte alla riqualificazione del bacino.
I DETTAGLI
Lo studio ha approfondito in particolare tre aspetti: i valori delle portate e degli idrogrammi di piena, la funzionalità dell’asta e dei sistemi difensivi (cassa e argini) e le proposte di intervento per il breve periodo. Al suo interno sono state sviluppate azioni di miglioramento della sicurezza: tra queste, l’attivazione delle misure di prevenzione (miglioramento della rete dei sensori di monitoraggio e della previsione delle portate in entrata alle casse, individuazione dei tratti in cui potrebbero essere necessari presìdi mobili in corso di piena), il miglioramento della capacità di deflusso nel tratto arginato a valle dell’autostrada A1 e lo sviluppo di scenari di potenziamento della capacità di laminazione. Tra le principali misure di sicurezza prese in considerazione spiccano l’innalzamento degli argini nei punti critici e lo spostamento degli stessi nei punti in cui è possibile estendere l’ampiezza dell’alveo, e dunque la portata d’acqua.
IMMERGAS
Nel corso della serata è stata inoltre presentata la convenzione siglata tra Aipo e Immergas, relativa alla verifica dell’arginatura destra dell’Enza dal ponte di Sorbolo all’inizio dell’argine golenale di Ghiarole. Scopo dello studio, costato circa 200mila euro e che ha riportato risultati confortanti per il territorio, è stato quello di definire le caratteristiche litologiche, geotecniche, geomorfologiche, idrogeologiche e sismiche dell’area ed effettuare le verifiche di stabilità globale, cedimenti, rischio di infiltrazione e di liquefazione dell’argine. A illustrare i risultati è stato il patron di Immergas, Romano Amadei, che ha raccolto gli applausi dei presenti quando ha sottolineato: «Non vogliamo fare processi al passato, Lentigione è il nostro paese e lo vogliamo proteggere». In sostanza, lo studio effettuato non ha evidenziato particolari criticità, e nell’ipotesi di dover effettuare un sovralzo arginale, i terreni presenti nell’area golenale sono da considerarsi idonei alla luce delle indagini eseguite. —
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