Viaggio nelle scuole fra gli studenti «Mai visti episodi di spaccio in classe»
Negli istituti superiori della provincia a parlare con i ragazzi C’è chi chiede più controlli e chi li considera eccessivi
«Nella nostra scuola non si parla di questo. Non ho mai visto episodi di spaccio». Così dice uno studente di un liceo del centro cittadino, incontrato proprio a pochi passi dal portone della sua scuola. Il viaggio attraverso gli istituti superiori reggiani, per dare voce ai ragazzi in merito ai controlli per contrastare lo spaccio delle sostanze stupefacenti, comincia dal cuore della città.
L’ORIGINE
Tutto ha origine dalla frase del consigliere comunale di Reggio Emilia, Matteo Braghiroli (Pd) che, in Sala del Tricolore, ha dichiarato che «gli studenti ricevono delle soffiate dai professori o dai presidi» prima dei controlli antidroga delle forze dell’ordine. Una frase che ha scatenato un putiferio, respinta con forza dalla rete dei dirigenti scolastici provinciale Aisa-Re. E con lo stesso Braghiroli che successivamente è intervenuto lamentando il fatto che la sua dichiarazione sia stata «chiaramente strumentalizzata dalla destra e decontestualizzata da un discorso più ampio sul tema della prevenzione e abuso delle sostanze che ho portato in aula».
FRA I BANCHI
Secondo il racconto degli studenti incontrati dalla Gazzetta, controlli e operazioni delle forze dell’ordine nelle scuole sono presenti a macchia di leopardo su tutto il territorio provinciale, anche se non in tutti gli istituti. Un ragazzo che frequenta un istituto superiore alla periferia della città – nell’articolo manterremo l’anonimato per tutelare la privacy degli studenti, ndr – dice di vedere regolarmente la scuola presidiata e di percepire sensibilmente la presenza della polizia. Seduto su un muretto, il ragazzo – che frequenta il quarto anno – dice con pacatezza: «Abitualmente ci sono pattuglie all’ingresso della scuola. Una mattina di pochi giorni fa mi hanno fermato che ero già in ritardo e mi hanno tenuto fuori per mezz’ora. Così sono arrivato ancora più in ritardo», aggiunge con un mezzo sorriso.
I racconti
Qualcuno racconta che, in alcuni casi, gli studenti vengono invitati ad abbandonare la classe per permettere alle forze dell’ordine di far lavorare il cane antidroga. «Ogni tanto i cani li vediamo all’uscita da scuola, ma non ho mai visto qualcuno realmente fermato», dice un altro ragazzo.
Più stupiti sono invece alcuni studenti di un istituto tecnico che si trova in provincia che lamentano come, nonostante gli avvisi di ripercussioni sul fumo di sigaretta, all’interno dell’istituto si fumi senza ripercussioni: «Qualcuno fuma sigarette, non canne. Nel cortiletto soprattutto. I professori minacciano multe ma non ho mai sentito di nessuno che ne abbia mai presa una». Dalle testimonianze raccolte si nota che in alcune scuole la presenza di pattuglie viene percepita come abituale, in altri invece gli studenti si fanno portavoce del desiderio di un maggior presidio da parte delle forze dell’ordine. Voci diverse da un territorio variegato. L’importanza di sensibilizzare gli studenti ai pericoli delle sostanze stupefacenti è un’iniziativa condivisa da alcuni ragazzi di un istituto tecnico del centro. Sull’argomento, diversi ragazzi si sono però fatti carico di segnalare alcune problematiche legate a luoghi vicini agli istituti: «Il parco dietro al teatro di sera è pericoloso, sono successi episodi e di solito evitiamo di entrarci dopo le cinque». —
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