Gazzetta di Reggio

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l’unità di prossimità 

Fra i minori è normale consumare la cannabis «Lo fa uno su quattro»

G. Gat.

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reggio emilia. «La condizione di Reggio Emilia non ha nulla di dissimile dalla situazione nazionale ed europea». A dirlo è Luca Censi, coordinatore dell’Unità di prossimità: il progetto gestito dall’associazione Centro sociale Papa Giovanni XXIII che, con un’equipe formata da operatori di strada, si occupa di interventi di riduzione del danno, limitazione dei rischi e informazione sulle sostanze stupefacenti.

«I dati nazionali dicono che il numero di persone giovani o giovanissime che utilizzano cannabis è circa uno su quattro – prosegue Censi – quindi siamo di fronte ad un contesto di consumo che è normalizzato». Un fenomeno complesso, alimentato dalle polemiche che si sono scatenate dopo alcune dichiarazioni dei consiglieri comunali Giacomo Benassi (+Europa) e Matteo Braghiroli (Pd), e che riaccende un riflettore sulla difficoltà di approccio da parte delle istituzioni verso i ragazzi.

«I dati osservati ci indicano che sicuramente la comunicazione che il mondo degli adulti fa nei confronti della generazione Z (nati nella seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, ndr) è manchevole. Prima di tutto l’informazione eccessivamente didascalica, scientifica e incentrata solamente sul patologizzare un atteggiamento o un’attitudine non è positiva. Un dato che è utile riportare è questo: noi facciamo questionari anonimi su Instagram alle persone, a cui risponde una fascia giovane. Notiamo che il sottoporre delle domande da pari a pari ci dà la possibilità di indagare realmente quali siano le attitudini o le attenzioni che i ragazzi hanno nei confronti delle droghe o degli atteggiamenti sessuali a rischio».

Un orizzonte indefinito, quello dell’apprendimento del fenomeno del consumo di stupefacenti da parte dei giovani, ma che evidenzia la necessità di un approccio che educhi alla comprensione dei rischi senza criminalizzare fasce fragili della popolazione. «Se posso fare un appunto dico questo – conclude Censi – quando è partita la proposta rispetto ai cani nelle scuole non è mai stata presa in considerazione quella che è la voce dei ragazzi e di questo mi stupisco, perché siamo in una città conosciuta in tutto il mondo per un approccio educativo attento a questo tipo di esigenze». —

G. Gat.

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