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MEDICINA E TECNOLOGIA 

Un algoritmo ci guarirà ma solo se daremo il consenso

Massimo Sesena
Un algoritmo ci guarirà ma solo se daremo il consenso

Al via una tre giorni di studi al Centro oncoematologico per parlare di intelligenza artificiale al servizio della medicina

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REGGIO EMILIA. Ognuno di noi - racconta Stefano Benni in un gustosissimo libro - ha un numero preciso di cose da fare, raggiunto il quale, ha concluso la propria esperienza in terra. È davvero così? È davvero tutto scritto, come si dice da sempre, nel nostro Dna? Così come gli algoritmi governano la nostra esistenza social, così possono aiutarci a guarire? Qual è la potenzialità dei Big Data applicati alla scienza medica? Di questo si è cominciato a discutere ieri in una tre giorni di studi che ha per centro Reggio Emilia e in particolare il Centro Oncoematologico del Santa Maria Nuova di Reggio.

Un centro che è il cuore dell’Irccs reggiano – dove si fa ricerca di alto livello per la salute - è diventato il terreno di confronto su temi di enorme importanza per la nostra vita. Filosofia, scienza, medicina, metereologia: tutto ruota attorno ai big data, ovvero quella gigantesca banca di informazioni che viene continuamente alimentata dalla rete. E che potrebbe servire sempre di più anche in campo medico. Gli algoritmi che oggi decidono buona parte della nostra vita, prima o poi potrebbero farne una buona e contribuire a curarci.

«Le grandi quantità di dati provenienti da molteplici fonti di informazione rappresentano una risorsa fondamentale attraverso la quale studiare lo stato di salute degli individui e definire percorsi assistenziali commisurati al singolo individuo», spiega Mauro Iori, fisico, direttore del servizio di fisica medica dell’Azienda Usl di Reggio. Al lavoro su questi temi ci sono i fisici dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, e quelli dell’Associazione italiana di Fisica Medica, ma anche – e a Reggio hanno portato il loro contributo – il Centro di competenza Bi-Rex di Bologna il Centro di calcolo Cineca e l’Università di Bologna. Ma anche il garante della privacy. L’apprendimento artificiale (ovvero “machine learning”) che aiuta il medico nell’analizzare tutti i dati di un determinato esame, li archivia e li confronta per noi quando incontra altri dati.

Questo procedimento complesso vale per la diagnostica ma anche per le terapie. Pensiamo, ad esempio, ai casi più dettagliati di una tac o di una risonanza magnetica: oggi vengono analizzate da un medico, in un futuro lo stesso medico potrà contare sull’intelligenza artificiale che avrà archiviato e catalogato per noi ogni singola immagine. Invero, non basterà per guarire: servirà un consenso del paziente. Perché il nodo, in Italia e in Europa, potrebbe essere proprio questo.

Non a caso i più grandi progressi in questo campo vengono da zone del mondo che non hanno a che fare con i vincoli dell’Unione Europea e in particolare con il Regolamento per la Protezione dei dati personali. —


 

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