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A Caterina Viva va il comando della stazione dei carabinieri

Miriam Figliuolo
A Caterina Viva va il comando della stazione dei carabinieri

È la prima donna alla guida di un presidio locale dell’Arma nella nostra provincia «Sarò a disposizione delle vittime di violenza di genere e di tutta la cittadinanza»

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Criminalità organizzata e violenza contro le donne. Tra queste due emergenze è cresciuta, nell’Arma, la professionalità di Caterina Viva, maresciallo capo 34enne nominata nuovo comandante della stazione dei carabinieri di San Martino in Rio. È la prima donna a prendere il comando di una stazione nella nostra provincia. Il ruolo di apripista, per l’ingresso delle donne in ruoli di comando nelle stazioni dei carabinieri reggiane, lo fa quindi la caserma di San Martino in Rio.

l’esperienza

«La mia esperienza nell’Arma è iniziata in maniera forte, avendo avuto a che fare con la criminalità organizzata, nei miei nove anni di servizio in Campania, tra Casoria e Napoli. Negli anni di servizio a Bibbiano, invece, ho affrontato diversi casi di violenza contro le donne. Da donna ho sempre cercato di mettermi a disposizione delle vittime e continuerò a farlo con la stessa determinazione. Il che non significa che metterò minor riguardo su tutto il resto: sono al servizio di tutta la cittadinanza. Sarà solo un valore aggiunto».

Ordine, rigore e gentilezza, che si evince dall’ampio sorriso; così è apparsa, ieri mattina in corso Cairoli a Reggio Emilia, il comandante Viva, durante la conferenza stampa di presentazione al comando provinciale dei carabinieri. Accanto a lei il tenente Mauro Maccioni, comandante della tenenza di Scandiano.

la promozione

Caterina Viva si è insediata al comando della stazione del paese, trasferita dal comandante della Legione carabinieri Emilia Romagna generale di Brigata Claudio Domizi, che ha accolto la proposta in tal senso avanzata dal comandante provinciale dei carabinieri di Reggio Emilia, il colonnello Cristiano Desideri.

«Considero questa promozione un punto di arrivo e anche uno di partenza: per il mio futuro e anche per quello delle colleghe – ha esordito prendendo la parola –. Ringrazio per la fiducia che mi è stata accordata e spero di corrisponderle in modo positivo».

In quanto al «valore aggiunto» di cui parla non è stato necessario chiederle in cosa consista. «Per chi è vittima di violenza è più facile aprirsi con una donna – ha spiegato –. Ho colleghi sicuramente più preparati di me. Ma è indubbio che, di fronte a un uomo, una donna vittima di violenza si chiuda di più».

colleghe e colleghi

Ancora poche le donne al comando delle stazioni dei carabinieri. «Sì, è vero. Ma non è un fatto straordinario – ha commentato Viva con estrema semplicità e modestia –. Uomini e donne nell’Arma lavorano assieme da 20 anni. Considerando che le donne possono arruolarsi dal 2000, è fisiologico che non siano ancora molte quelle al comando». «Per arrivare a questo incarico bisogna maturare molta esperienza – aggiunge Maccioni –. Quella che può vantare senza dubbio il maresciallo capo Viva».

Le chiediamo se il suo essere donna le abbia creato ostacoli o vantaggi nella carriera militare. «Nessun ostacolo – risponde senza alcun tentennamento – . Non mi sono mai sentita discriminata. Uomini e donne svolgiamo lo stesso tipo di lavoro. Abbiamo, certo, pregi diversi, un modo diverso di gestire le cose; siamo forse più organizzate, ma neppure questa è una regola. E, alla fine, ci compensiamo». —



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