“Brave in cucina, brave a letto”. Domanda: c’è una donna che sostiene questa fesseria?
Contro la riemersione dei pregiudizi e dei preconcetti
la domenica
dalla prima
AL FEMMINILE
La redazione del giornale ringrazia tutti coloro che sostengono la risposta delle colleghe che dal 7 dicembre hanno operato nell’autonomia, nella libertà e nella responsabilità di replicare a tante cretinerie. Loro hanno confermato che il giornale è un prodotto dell’ingegno collettivo.
Vale solo la pena di rispondere a chi ha sollevato un problema cavilloso: “L’appello è firmato solo dalle redattrici, come se tra i redattori non ci fosse accordo…”.
Siamo pienamente d’accordo, ma era giusto che fossero le destinatarie a sgretolare le sciocchezze. E le donne lo sanno fare assolutamente bene. Ci sono riuscite.
LA SATIRA È ARTE
Invece, a non farcela sono gli uomini che ostinatamente sostengono la “ideologia” che affligge le donne emiliane. Loro sono conservatori, e per forza tutelano i preconcetti e i pregiudizi che nei secoli si sono affastellati. Quelli della bravura in cucina e della bravura a letto... Ecco dunque a “DiMartedi” su La7 il direttore di Libero Pietro Senaldi e quello del Giornale Alessandro Sallusti hanno costituito la consueta compagnia di giro.
Hanno ripetuto che le donne emiliane “sono famose in tutto il mondo per la loro esuberanza”. Hanno difeso l’autore dell’articolo ricordando che anche le donne evocate da Fellini o Guccini sono “esuberanti”.
Così è riemersa la drammatica pochezza analitica che non vede le differenze fra la balordaggine scritta e le opere del genio. La satira – quella vera – ha una cifra artistica e un obiettivo etico. Al giornalista di Libero bastava chiedere scusa. Fellini è certamente quello di “Amarcord”. Mai nominato invece Bertolucci con le sue donne emiliane nel film “Novecento”, oppure “L’Agnese va a morire” diretto da Giuliano Montaldo... Il banale cliché dell’esuberanza, della simpatia e della prosperità (anatomica) è il più facile. Una volta si diceva è più zotico.
UN CHIODO FISSO
Nel noioso manuale dei dibattiti televisivi Senaldi e Sallusti sono una coppia irrinunciabile. A confrontarsi con loro la giornalista Concita De Gregorio e la ex ministra Elsa Fornero.
La prima s’è messa le mani nei capelli e ha chiesto ai due colleghi “Come fate a sapere che Nilde Iotti era brava a letto? Chi ve l’ha detto? Ed è una qualità che serve in politica?”. La seconda ha replicato a Senaldi: “E’ l’atteggiamento perpetuato dal maschio ignorante sulle donne... Certe cose le dica al bar”.
Hanno il chiodo fisso. È notizia di giovedì scorso che Senaldi e Vittorio Feltri sono stati rinviati a giudizio per diffamazione aggravata per il titolo di due anni fa dedicato alla sindaca di Roma Virginia Raggi, sempre su Libero: “Patata bollente”.
IL SESSISMO VAGA
Casca sull’Emilia, e poi si butta sulla Romagna. Il sessismo vaga indistintamente. Carbone, autore dell’articolo sul film tv dedicato alla Iotti, ha raccontato alla Gazzetta di serbare un ricordo del mito delle emiliane, perché lui negli anni che furono trascorreva le vacanze a Cattolica (che non è in Emilia). Sallusti per giustificare le “doti” delle emiliane si è concentrato sulle romagnole. I leghisti che una volta chiedevano la secessione consensuale delle due parti della nostra regione, erano più avanti. Conoscevano le geografie. Per dire e scrivere bisogna sapere.
LA PROVERBISTICA
Questa ostinazione nel voler far passare per normali, ironiche o addirittura felici le cretinerie sessiste, è vecchissima. È ricorrente nell’immaginario e nel maschilismo di vecchio regime che riguardano donne e contrade.
Basti ricordare la proverbistica popolare, gli almanacchi cortigiani, le conquiste del Don Giovanni di Mozart: “In Italia seicentoquaranta; in Alemagna duecento e trentuna; cento in Francia, in Turchia novantuna; ma in Ispagna son già mille e tre”. Oppure il testo di Pierre de Bourdeille, signore di Brantôme, “Le dame galanti”, che è il catalogo erotico-geografico del Cinquecento. Ma che vado ricordando? Fra quei tempi e il nostro ci sono state rivoluzioni ed emancipazioni, non involuzioni, se non quella fascista che ricollocò la donna nel mansionario del focolare, della procreazione e del piacere: “La storia ci dice che la guerra è il fenomeno che accompagna lo sviluppo dell’umanità. Forse è il destino tragico che pesa su l’uomo. La guerra sta all'uomo, come la maternità alla donna” (Mussolini, 1934).
DUALISMO PERPETUO
Le sciocchezze che le giornaliste della Gazzetta combattono trovano scampo in chi dovrebbe in-formare. Martedì in tv i due uomini hanno patrocinato o diluito la causa delle “emiliane grandi a letto e grandi in cucina”; e le due ospiti hanno risposto colpo su colpo e con prontezza.
Il confronto è stato all’insegna del dualismo. Maschi di là, femmine di qua, conservazione di là, emancipazione di qua, banalità di là, sdegno di qua. È la stessa dicotomia che alimenta il contenzioso perpetuo del Paese...
Ancora e sempre fra il nero e il rosso, oppure tra fascismo e antifascismo (captato così, sempre da Mussolini, già nel 1924: “O fascismo o antifascismo”).
La domanda più severa è questa: perché non c’era e ancora non c’è una sola donna a sostenere le ragioni della fesseria “Grande in cucina e grande a letto. Il massimo che in Emilia si chiede a una donna”? Perché? —
Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
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