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Motobefana, il più antico motoraduno d’Italia rimane senza la sfilata

Giacomo Bigliardi
Motobefana, il più antico motoraduno d’Italia rimane senza la sfilata

Nel 1953 la prima edizione ideata da Onorio Davoli, il 6 gennaio la 67ª edizione organizzata dal figlio e dal Motoclub Emilia. Ma deve adeguarsi alle nuove regole

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CORREGGIO. È la manifestazione simbolo dell’inverno correggese, la più attesa e celebre: la Motobefana. Giunto alla 67ª edizione, è il motoraduno più antico d’Italia e richiama ogni anno, nel giorno dell’Epifania, migliaia di appassionati delle due ruote. E questo fin dal lontano 1953, anno in cui Onorio Davoli lanciò la primissima edizione della manifestazione, la “befana del vigile urbano”, che consisteva nel lasciare dei doni sulla rotonda di Porta Modena a favore dei vigili urbani di Correggio. Ancora adesso le redini di questo grande evento sono tenute dalla famiglia Davoli, in particolare dal figlio di Onorio, Andrea, che oggi gestisce il negozio Bmw “Onorio Moto” di via Matteotti.

«La manifestazione era stata iniziata da mio padre – racconta Andrea –. C’è questo passaggio generazionale che sento molto forte e cerco di trasmetterlo a chi organizza con me. Negli anni si sono alternati diversi motoclub a tenere la manifestazione, e ora ci siamo noi del Bmw Motoclub Emilia, tutte persone del territorio unite dalla stessa passione. Ogni anno accogliamo dalle sei alle ottomila persone».

Questi numeri non sono da sottovalutare, considerando anche il meteo dei primi giorni di gennaio. Nel corso del tempo sono arrivati motociclisti da ogni dove, anche dall’Alto Adige, dalla Svizzera e dal Lazio. Si sono così create amicizie che si rinnovano di anno in anno tra appassionati dei motori, che aspettano questo appuntamento per potersi rivedere. E tutto questo ha avuto una grande importanza anche per la comunità correggese, che ha trovato nella manifestazione una occasione di festa e aggregazione. È ciò che ricorda Vincenzo Maugeri, consigliere del Motoclub e tra gli organizzatori dell’evento: «Il motore è sempre stato un aggregante, ha aiutato a creare un senso di comunità per far ripartire l’Italia dopo la guerra. La manifestazione serviva proprio a questo. In eventi di questo tipo emerge tutta la predisposizione delle persone emiliane a fare squadra».

È questo lo spirito gregario che ha sempre animato la Motobefana, richiamando in piazza migliaia di motociclisti e di curiosi, affascinati da un raduno così grande e, perché no, anche dal gran rumore di tutte le moto di passaggio, che rimarrà per sempre impresso nella memoria di ogni correggese. Davoli si sofferma su un piccolo aneddoto che fa sorridere: «Negli anni passati, quando la manifestazione veniva fatta in due giorni, si dormiva per terra. Le persone venivano con il sacco a pelo e passavano la notte nel locale in cui facevamo la cena il sabato sera. Qualcuno di noi faceva un po’ di guardia perché la gente era bella allegra, però tutti stavano lì. Dove adesso c’è la pizzeria Olimpia, ci sdraiavamo sopra i campi da bocce dopo averci messo sopra dei tappeti. E la mattina presto dovevamo alzarci e mettere tutto a posto perché la domenica venivano organizzate delle gare».

Davoli e Maugeri insistono anche su un altro grande valore che ha sempre animato la festa: la libertà. Ma in che modo? «C’era questa sensazione di libertà nell’aria – spiega Davoli parlando delle edizioni del passato –. Potevi entrare in centro storico con il tuo ciclomotore, facevi due o tre sgasate e il vigile urbano non solo non ti diceva niente, ma ti sorrideva pure! Fino a qualche tempo fa era tutto ammissibile; adesso purtroppo non si può più fare. Abbiamo dovuto mettere qualche paletto per rispettare la sicurezza e per organizzare l’evento in modo adeguato, e quest'anno dovremo rinunciare alla sfilata».

Nonostante la manifestazione abbia dovuto introdurre qualche cambiamento per adeguarsi alle nuove norme, la voglia di regalare a Correggio una giornata indimenticabile di festa rimane ancora tanta. E tutto sta nella grande passione di persone che per anni si sono date da fare per creare qualcosa che già di per sé sembra impossibile: un motoraduno a gennaio in una piccola città. Ma ce l’hanno fatta per più di sessant’anni, e ancora oggi sono pronti a rifare tutto daccapo e non hanno intenzione di fermarsi. Perché, come sottolineano Davoli e Maugeri sorridendo, «l’obiettivo per un motociclista non è dove arrivi, ma è viaggiare». —

Giacomo Bigliardi



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