Gazzetta di Reggio

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la classifica del sole 24 ore 

Reggio perde altre quattro posizioni Al 22esimo posto per qualità della vita

Ambra Prati

Al top per ricchezza e lavoro, secondi in Italia per occupazione. Fanalini di coda ambiente, cultura e tempo libero

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Nella classifica della qualità della vita Reggio Emilia scivola al 22esimo posto, perdendo quattro posizioni rispetto all’anno scorso, quando la classifica annuale de “Il Sole 24 Ore” ha concesso alla nostra città il 18esimo posto (contro il 16esimo posto del 2017). La nostra provincia spicca per economia, lavoro e demografia, mentre arranca per ambiente, cultura e tempo libero.

Sei gruppi di indicatori

Nel ventaglio delle sei macro aree tematiche di indicatori – gli aghi della bilancia del posizionamento – Reggio si piazza al decimo posto per “Ricchezza e consumi”: sui risparmi i reggiani, si sa, sono formichine. La nostra città si aggiudica il 16esimo posto per quanto riguarda “Affari e lavoro”: a essere confortante è il tasso di disoccupazione giovanile (dai 15 ai 29 anni) e non (dai 15 ai 74 anni) che ci vede conquistare il secondo posto assoluto subito dopo Bolzano, rispettivamente con 9,88% (giovani) e il 4,22% (adulti). Siamo al 19esimo posto per “Demografia e società”: è un fenomeno noto, dovuto all’immigrazione.

Buono, rispetto al resto della penisola, il 26esimo posto per “Giustizia e sicurezza”, qui fuse in un calderone che unisce la criminalità con il funzionamento della macchina della giustizia: siamo 11esimi per cause pendenti ultratriennali sul totale, 62esimi per indice di rotazione delle cause.

Tra i reati si contano, ben 414 denunce ogni mille abitanti (81esimo posto) per furto in abitazione, un dato molto più consistente rispetto a crimini più gravi quali estorsioni (56esimo), violenze sessuali (66esimo) e rapine (71esimo posto).

Le ultime due voci rappresentano il punto dolente. Per “Ambiente e servizi” Reggio si posiziona al 65esimo posto: l’inquinamento è da sempre il tallone d’Achille della pianura Padana.

Sorprende l’ultima voce, “Cultura e tempo libero”, che ci tira verso il basso con il 77esimo posto. Il 74esimo posto per ristoranti e bar fa apparire i reggiani come pantofolai; l’88esimo posto per densità di posti letto nelle strutture ricettive presuppone un turismo zoppicante; rarissime le librerie (94esimo posto, ce ne sono 4,5 ogni 100mila abitanti) e paiono poche pure le biblioteche (96esimo posto), mentre il consumo di cultura (cioè la spesa pro capite al botteghino) è un confortante 21esimo posto.

CONFRONTO CON I VICINI

Nel confronto con le nove province dell’Emilia-Romagna Reggio Emilia è a metà, sanza infamia e sanza lode. Prima di noi Parma (la lanciatissima città della cultura 2020 guadagna ben 19 posizioni e pianta la bandierina sulla cima), Bologna (che però perde 7 posizioni), Rimini (tre caselle in avanti), Modena (con -4 i vicini modenesi condividono la nostra sorte). Dopo di noi Forlì-Cesena (stabile), Ravenna (-28), Piacenza (-4), Ferrara (-17).

in 30 anni primi nel 1994

In trent’anni di classifica del quotidiano economico, la nostra provincia è arrivata prima una sola volta: nel 1994. Il peggior risultato nel 2003, quando si è piazzata 34esima. Passando in rassegna i sottoindicatori, la città del Tricolore si è evoluta centrando alcuni record: dal 1991 al 1995 ha mantenuto il primo posto per numero di palestre ogni 100mila abitanti; nel 2007 è risultata terza per numero di immigrati regolari residenti; nel 2011 e 2012 è stata prima per numero di nati vivi. —



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