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la replica di iren 

«Con 434 giorni a casa è stato superato il periodo di comporto»

Am.P.

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reggio emilia. Per Iren il licenziamento è legittimo poiché «il lavoratore si è assentato per malattia, nell’arco del periodo 22 marzo 2016 al 21 marzo 2018, per 434 giorni».

La vicenda «dell’ex dipendente in oggetto risale al mese di marzo 2018, quindi oltre un anno e mezzo or sono». E secondo la multiutility dell’energia «prende le mosse da quanto stabilito dall’articolo 32, punti 2 e 3 del Contratto Collettivo Nazionale di lavoro del Settore Gas e Acqua che dispongono: 2. In caso di malattia o infortunio extra-professionale il lavoratore non in prova ha diritto alla conservazione del posto per 12 mesi senza interruzione di anzianità. 3. Cesseranno per l’azienda gli obblighi di cui sopra qualora il lavoratore raggiunga, in complesso, durante l’arco temporale dei 24 mesi precedenti l’ultimo evento morboso, il limite massimo previsto anche in caso di diverse malattie; i periodi di ricovero ospedaliero debitamente certificati non danno luogo al raggiungimento dei termini massimi di comporto sopra elencati».

Nel caso in esame, «senza entrare nel dettaglio della posizione individuale dell’ex dipendente che non può essere pubblicamente divulgata per motivi di privacy, era stato superato tale periodo di comporto».

Il periodo di comporto è la soglia massima di assenza per malattia con diritto alla conservazione del posto di lavoro: una soglia variabile a seconda del contratto collettivo di riferimento. Ma per Iren c’è stata anche una mancata comunicazione da parte del 50enne. «Peraltro l’azienda non aveva avuto alcuna notizia della sussistenza di particolari patologie atte eventualmente a giustificare il superamento di tale ampio periodo di assenza dal lavoro. In ogni caso, la vicenda ha assunto ora rilevanza giudiziale avendo l’ex dipendente inoltrato ricorso avverso l’avvenuto licenziamento, per cui Iren si astiene da ulteriori precisazioni, che verranno adeguatamente rappresentate nelle sedi competenti». —

Am.P.

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