Festa e saluti per la pensione del maresciallo Dallavia
CASTELLARANO. «Mi sono arruolato a 17 anni e poi a 18 anni ho iniziato il percorso nell’Arma dei carabinieri». A raccontare la sua lunga esperienza è stato lo stesso maresciallo Marco Dallavia, fino all’altro ieri responsabile della stazione dei carabinieri di Castellarano e ora andato in pensione. Il racconto lo ha fatto durante la festa che ha organizzato per salutare tutti i castellaranesi e le persone che gli sono state vicine negli oltre 12 anni di servizio come comandante di stazione.
Una vita dedicata all’Arma che ha servito per oltre 37 anni con missioni anche in zona di guerra nell’ex Jugoslavia, a capo del pronto intervento 112 a Sassuolo e poi nel comune ceramico.
La festa si è svolta al Delorean di Castellarano: erano presenti tantissime persone e tra loro anche il sindaco e presidente della Provincia, Giorgio Zanni e il vice sindaco Paolo Iotti che si sono congratulati per l’operato di Marco Dallavia.
Particolarmente commovente il momento in cui gli uomini e donne della stazione castellaranese e altri componenti dell’Arma dei carabinieri hanno consegnato una targa ricordo dove Marco è paragonato a un padre per l’insegnamento e l’esempio che ha incarnato per la professione del carabiniere.
In effetti anche nel discorso di ringraziamento Dallavia si è raccomandato di mantenere sempre all’interno della stazione un clima di unità e concordia e lasciare fuori ogni divisione perché i tempi sono sempre duri e quelli futuri particolarmente incerti: la società cambia sempre più in fretta e le leggi non sempre sono adeguate per le nuove forme di delinquenza.
A festeggiare il traguardo raggiunto da Dallavia erano presenti oltre un centinaio di persone e in tanti sperano che continui ad avere un ruolo attivo anche a livello sociale, magari in qualche associazione.
Quando era maresciallo in molti ricordano le serate pubbliche dedicate alla sicurezza e quelle dedicate ai genitori con i consigli su come controllare ed educare i figli contro il pericolo della droga, e dell’alcol. —
Paolo Ruini
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