Reggio Emilia, Giorgio Bosi si aggiudica l'asta per le Fiere
Colpo di scena all'apertura della buste. Il patron della correggese Pibiplast offre cinquantamila euro in più della cordata di Terminal One, che ora punta a investire nei dintorni della Mediopada
REGGIO EMILIA. Colpo di scena finale nella vicenda Fiere di Reggio Emilia. Dopo cinque aste andate deserte, le Fiere di Reggio Emilia hanno un nuovo proprietario. Si tratta di una società immobiliare riconducibile all'imprenditore modenese Giorgio Bosi, presidente della Pibiplast, azienda con sede a Correggio, nel reggiano, che opera nel settore del packaging per la cosmetica.
La cordata si è aggiudicata il polo espositivo reggiano (un'area di oltre 130mila metri quadrati con una perizia stimata del valore di 22 milioni di euro di mercato) per la cifra di 6,850 milioni di euro. Due le buste aperte oggi pomeriggio in tribunale davanti al giudice Niccolò Stanzani Maserati. Oltre ai vincitori, in gara c'era anche Terminal One, società di imprenditori reggiani che negli ultimi due anni hanno gestito i padiglioni in affitto, dando continuità alle kermesse fieristiche.
Si partiva da una base d'asta di 6,8 milioni la cifra messa sul piatto con un'offerta irrevocabile d'acquisto da Terminal One che ha portato la curatela ad indire l'asta. L'offerta della cordata Bosi era paritaria, ma quest'ultima l'ha spuntata ai rilanci con 50mila euro in più. Da oggi, come da procedura, ci saranno ulteriori 10 giorni di tempo a disposizione di chiunque per poter rilanciare con almeno un quinto della cifra d'aggiudicazione (quindi circa 1,3 milioni di euro) altrimenti l'assegnazione diventerà definitiva.
L'Ente Fiera reggiano era in concordato liquidatorio dal 17 maggio 2013, con un passivo di ben 27,78 milioni di debiti. Il 18 dicembre 2018 venne bandita la prima asta di gara, partendo da 13,2 milioni di euro. Le successive quattro aste, con prezzi base fissati sempre a ribasso di volta in volta, sono andate tutte deserte.
Così il commercialista Guido Prati, rappresentante dei soci di Terminal One: «Abbiamo fatto l'ultimo tentativo di risolvere il problema delle fiere entro la fine dell'anno con l'offerta di 6,8 milioni, che però era il limite massimo che la cordata si era data anche in relazione ai pareri dei consulenti internazionali che abbiamo ricevuto». Per coerenza, continua Prati, «noi per due anni abbiamo cercato di fare l'impossibile per salvare le Fiere di Reggio, ma abbiamo deciso che non era il caso di andare oltre questa cifra. Si è presentato un concorrente al quale facciamo i nostri migliori auguri, sperando di aver fatto un buon lavoro per il territorio e convinti che ci saranno presto altri investimenti interessanti per la città a cui Terminal One potrà dare il suo contributo».
Insomma «nessun rimpianto, ma dispiace di non aver potuto finalizzare in tempi brevi quello che era l'obiettivo che la cordata si era data. Il tempo che è trascorso è stato troppo per il rilancio delle Fiere perchè gli affitti di anno in anno non hanno fatto altro che portare una gestione sempre più difficile e complicata. La cordata ha rivolto i suoi interessi in altri direzioni».
A una piccola rivalsa Prati non rinuncia quando afferma: «Qualcuno ha pensato che ci fosse un obiettivo di speculazione da parte dei nostri imprenditori. Questa è la dimostrazione del contrario». Quanto ai nuovi investimenti di Terminal One, annunciati «di pari valore e utilità pubblica delle fiere», si vocifera di parcheggi e servizi complementari alla stazione Mediopadana da realizzare in un'area adiacente all'infrastruttura, che sarebbe già stata acquistata.
Sui capannoni fieristici, invece, si potrebbero aprire anche altri scenari, non legati alle storiche funzioni espositive.
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