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«Troppi controlli, non siamo criminali»

«Troppi controlli, non siamo criminali»

Protesta davanti al Chierici degli Studenti Autorganizzati: «No al modello Salvini, i prof non facciano entrare la polizia»

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REGGIO EMILIA. «Facciamo un appello a tutti i presidi e insegnanti delle scuole reggiane di non permettere l’accesso all’interno degli istituti per il controllo nelle aule e la perquisizione degli alunni. Siamo al corrente delle accuse infondate fatte ai dirigenti scolastici in consiglio comunale. Non è la “reputazione” della scuola il primo pensiero, ma proteggere la nostra formazione e i valori del luogo scolastico».. Mentre l’eco delle polemiche innescate dalle dichiarazioni in Sala Tricolore del consigliere comunale Pd, Matteo Braghiroli, stava per spegnersi, sono gli stessi studenti a riaccendere i riflettori sul progetto “Scuole sicure” e sui controlli antidroga negli istituti scolastici. È quanto avvenuto martedì davanti al Chierici, dove il Collettivo Studenti Autorganizzati ha organizzato un presidio.

“No alla scuola di Salvini”, il messaggio esposto in uno striscione davanti al liceo, dove dal Collettivo hanno spiegato le ragioni della protesta, praticamente in concomitanza con l’arresto da parte della Municipale di uno spacciatore al parco del Popolo, grazie al fiuto del cane Victor (leggi articolo in basso, ndr): «Anche a Reggio è partito Scuole sicure, che porta a un incremento di controlli – affermano dal Collettivo – Il decreto fa parte delle politiche avanzate da Salvini, che l’attuale governo sta portando avanti. Ci sono 61mila euro investiti nel Reggiano: volanti che pattugliano le zone, poliziotti in divisa e in borghese con cani della cinofila all’entrata e all’uscita e controlli nelle classi. Non accettiamo questo trattamento repressivo».

Dal Collettivo criticano il progetto dal punto di vista economico ed educativo, sostenendo che quei soldi «potrebbero essere investiti in progetti scolastici, nell’edilizia, nella riqualificazione dell’istruzione». Per il Collettivo, «la repressione non agirà sulla criminalità, come millanta chi promuove tali scelte» ricordando che «dei 61mila euro solo settemila sono investiti per la prevenzione». Secondo i manifestanti, si tratta di «propaganda».

E ancora: «Gli studenti dovrebbero essere esaltati e non trattati come criminali nel loro luogo principale di socialità e formazione. La presenza di controlli interminabili fa sì che gli studenti vivano l’ambiente scolastico con tensione e disagio. Etichettano noi adolescenti come nuovi criminali, persone da controllare e controllabili. Portare il metodo repressivo nel luogo dove vengono formati donne e uomini del domani, è dannoso, sia per un ragazzo che fa uso di cannabis, che si ritrova introdotto nel circuito dei tribunali e ciò compromette il suo futuro, e sia per chi non ne fa utilizzo, che deve affrontare un clima di terrore e tensione». Non solo: «La stessa lotta allo spaccio con queste operazioni è danneggiata, perché si concentra solo sui i piccoli spacciatori e non sull’enorme organizzazione mafiosa che gli sta dietro». —

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