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campegine, il processo 

Eroina, 3 anni e 4 mesi al pusher pakistano

Eroina, 3 anni e 4 mesi al pusher pakistano

Il 25enne confessa in tribunale e ora sconta la pena ai domiciliari. Assolto il connazionale: non è provato che fosse il capo

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CAMPEGINE. Già approdata a processo (con rito ordinario) e chiusasi ieri in aula un’indagine antidroga della squadra mobile coordinata dal pm Giulia Stignani: due gli imputati pakistani davanti al collegio giudicante presieduto da Giovanni Ghini (a latere i giudici Silvia Guareschi e Donatella Bove), diversi i destini giudiziari.

Al 37enne Khurram Shahzad – che risulta domiciliato a Poviglio – viene contestato l’acquisto (nella metà del gennaio scorso, insieme ad altri due connazionali, già giudicati in un precedente procedimento) di 57 grammi di eroina, mettendo a disposizione un cellulare per tenere i contatti con il fornitore della droga e con chi avrebbe materialmente fatto il trasporto dello stupefacente. Un ruolo di primo piano in quest’associazione dedita allo spaccio di eroina, ma lui nega in udienza, tramite delle dichiarazioni spontanee: «Vivevo in casa con altre persone che trafficavano droga, ma io non c’entro». Da parte sua l’avvocato difensore Giacomo Fornaciari ha aggiunto nell’arringa che quel telefonino intercettato era usato anche da altre persone, da qui la richiesta assolutoria per insufficienza di prove. Mentre il pm Stignani aveva, in precedenza, chiesto una condanna severa. È poi giunta l’assoluzione, Shahzad è comunque rimasto in carcere, perché deve ancora finire di scontare una condanna precedente.

Diversa la posizione del pakistano 25enne Jehangir Ahmed – domiciliato a Campegine, sempre difeso dal legale Fornaciari – che ha confessato in udienza le centinaia di cessioni di stupefacenti: «Ho sbagliato, ma non lo farò più. Ero disperato, perché senza lavoro. Sono anche tossicodipendente e vendevo eroina e hascisc per pagarmi la droga che consumo». Per lui il pm Stignani ha chiesto 7 anni di carcere. La Corte lo condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione che ora sconterà agli arresti domiciliari, già ottenuti dai giudici nella precedente udienza.

Con varie articolazioni investigative e processuali, l’operazione aveva preso avvio il 5 novembre 2018, quando all’aeroporto di Malpensa a Milano, l’unità cinofila aveva “fiutato” e scoperto un carico di 18 chili e mezzo di eroina, valutati 300mila euro. L’eroina, pressata e ridotta a una pellicola, era nascosta in due grosse valigie. A quel punto era scattata l’indagine della Mobile tra la comunità pakistana per risalire dal corriere al mandante, perché tutta quella droga portava decisamente verso il Reggiano. —

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