Perizia psichiatrica al 27enne che ha ucciso lo zio a coltellate
Nell’incidente probatorio l’incarico è stato affidato al dottor Isacco Sergio Per la difesa l’assassino è infermo di mente
REGGIO EMILIA. Tre mesi di tempo – a partire dal 17 gennaio – per capire con certezza se il 27enne Davide Gaudiero fosse o meno capace d’intendere e di volere quando nella notte tra il 20 e 21 novembre scorso – nel suo appartamento di via Primo Maggio – ha ucciso nel sonno con cinque coltellate lo zio Paolo, 57 anni, che viveva con lui e con il padre disabile Ciro (59 anni), occupandosi di loro.
La perizia psichiatrica è stata affidata – ieri mattina, nell’ambito dell’incidente probatorio tenutosi davanti al gip Andrea Rat – al dottor Isacco Sergio e la sua delicata valutazione verrà illustrata e discussa il 7 maggio in un’udienza ad hoc. All’incidente probatorio, volto a cristallizzare le prove ai fini processuali, hanno partecipato il pm Isabella Chiesi (titolare dell’inchiesta) e l’imputato affiancato dal suo difensore. Non è stato nominato nessun consulente tecnico di parte dalla difesa: «Riteniamo che la situazione di Gaudiero sia chiara: a nostro avviso – rimarca l’avvocato difensore Lalla Gherpelli – non è capace di intendere e di volere». Poi l’auspicio: «Ho letto che l’anno prossimo sarà inaugurata la nuova Rems. Credo che per il mio assistito, se sarà dichiarato non imputabile, possa essere una soluzione adeguata. Mi auguro che l'Ausl collabori per dargli quest’opportunità. E che lui possa rimanere a Reggio Emilia, in modo che il padre possa fargli visita».
Il giovane è seguito da otto anni dal Centro di salute mentale dell’Ausl: prima dell’omicidio non si era mai dimostrato aggressivo, ma la sua serenità era stata incrinata l’estate scorsa da un litigio con lo zio durante una vacanza in Spagna. Ha avuto un peso questa lite nella mente di Davide? Il 27enne dal giorno del delitto è in carcere alla Pulce.
Gaudiero ha raccontato di essersi alzato alle 5, mentre zio e padre dormivano, perché insonne e tormentato da “voci” che gli additavano lo zio come una minaccia. Ha preso il coltello da un cassetto della cucina, poi l’orrore. —
T.S.
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