Gazzetta di Reggio

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Delitto di Rondinara, Guidotti alla sbarra Figlia ed ex moglie della vittima parti civili

Ambra Prati

I difensori si oppongono alla richiesta, ma il gip Ramponi ammette le due donne. La difesa punta sulla seminfermità 

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Per ielitto di Rondinara, la figlia e l’ex moglie della vittima si sono costituite parti civili nel processo che vede alla sbarra Giampietro Guidotti, 58 anni, detto “Picchio”, l’incensurato che il 15 aprile scorso ha ammazzato l’amico Giorgio Campani, 60 anni, sparandogli un colpo in testa al “Blu Bar”.

Ieri Guidotti – che per quel fatto è accusato di omicidio pluriaggravato (le aggravanti consistono nella premeditazione e nei futili motivi), oltre a porto d’arma non autorizzato – ha voluto essere presente in tribunale nella prima udienza del rito abbreviato che gli assicurerà, oltre allo sconto di un terzo della pena, di evitare la corte popolare. Nella sua prima apparizione – dal giorno del fatto di sangue è detenuto nel carcere della Pulce – l’omicida reo confesso, rimasto in silenzio, è parso provato e dimagrito.

«Non sta bene – ha dichiarato l’avvocato Paola Cagossi, codifensore assieme alla collega Mariaemma Ghidoni –. Ha voluto esserci perché sta intraprendendo un percorso di consapevolezza».

Il giorno del delitto Guidotti, uscito dall’ospedale sconvolto perché i medici gli avevano fatto intendere che il padre 98enne era prossimo alla morte(il decesso è avvenuto qualche settimana fa), si era recato alle pompe funebri, aveva predisposto abiti, funerale e tomba, aveva saldato il conto e si era diretto al “Blu Bar”. Entrato senza dire una parola, si era avvicinato a Giorgio Campani – posizionandosi alle sue spalle, spostato di lato – e a distanza di un metro gli aveva sparato alla tempia con un revolver 38 Special, davanti agli occhi allibiti di clienti e conoscenti.

Quella di ieri è stata una udienza interlocutoria, limitata alle questioni preliminari e alle costituzioni di parte civile, il che non ha impedito un’accesa discussione durata oltre un’ora. Quando l’avvocato Lalla Gherpelli ha presentato la richiesta di costituzione di parte civile per conto della figlia Sara Campani e dell’ex moglie Rossana Patrizia Miari (hanno rinunciato il fratello e la sorella di Campani), i difensori dell’imputato si sono opposti sostenendo che l’ex moglie, divorziata dal 2008, avrebbe dichiarato ai carabinieri di non aver più avuto rapporti con la vittima dal 1997. «La signora non può essere annoverata tra i prossimi congiunti», ha affermato Cagossi. Gherpelli al contrario ha sottolineato la sofferenza della giovane, chiamata sul luogo del delitto e sotto shock per quello che ha visto, e ha rimarcato il fatto che la madre ha dovuto farsi carico di questa sofferenza. Alla fine il gip Luca Ramponi ha ammesso entrambe le donne.

Controparti agguerrite, che hanno dato un “assaggio” di quella che sarà la battaglia principale: nella prossima udienza del 24 febbraio 2020 si svolgerà la discussione e forse arriverà la sentenza.

Poiché, come ha spiegato il difensore Cagossi, «la responsabilità del mio assistito è pacifica», il terreno di guerra si giocherà su aggravanti, seminfermità mentale, eventuali attenuanti. I difensori hanno ottenuto una prima vittoria nell’ottobre scorso, quando la perizia psichiatrica ha definito Guidotti «parzialmente incapace di intendere e di volere al momento del delitto». I legali punteranno a smontare le aggravanti con l’obiettivo di abbassare ulteriormente una pena base che, sulla carta, vale l’ergastolo. «Al contrario la premeditazione è certa. E non è incompatibile con la seminfermità: la prima riguarda il dolo, la seconda l’imputabilità», ha replicato Gherpelli. —



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