La sorella dello chef ucciso «Non credo più nella giustizia»
Assolto il 40enne sospettato dell’omicidio di Pietro Beggi, avvenuto 20 anni fa Nonostante le tracce di Dna, per il tribunale di Vercelli le prove sono insufficienti
Si sono sciolte come neve al sole le accuse nei confronti di Giampaolo Nuara, il 40enne finito a processo a Vercelli, vent’anni dopo il delitto, per la morte dello chef di San Polo Pietro Beggi, trovato agonizzante nella cantina del suo ristorante a Calliano (Asti) il 3 gennaio 2000, dopo essere stato vittima di una rapina. Almeno questa la ricostruzione fatta fin da allora dell’accaduto. Il ristoratore morì qualche ora dopo in ospedale.
Un “cold case” degno delle migliori serie televisive americane, destinato, a quanto sembra, a rimanere irrisolto. Nuara, infatti, è stato assolto con formula piena e questo nonostante fosse stato chiamato a rispondere di quel delitto grazie a tracce di Dna repertate sul luogo dell’omicidio.
Tra l’omicidio e la riapertura del caso ci sono stati vari passaggi e persino la riunificazione delle Procure di Casale e Vercelli, che certo non ha contribuito a mantenere viva l’attenzione su un delitto, dimostratosi fin da subito di difficile soluzione.
«La verità – ha commentato alla notizia del proscioglimento la sorella di Beggi, Anna, oggi 75enne – è che questa vicenda è stata trascurata completamente, fin dall’inizio. Le carte sono rimaste ferme per vent’anni. Me ne hanno resa convinta anche le parole del maggiore dei carabinieri di Asti, grazie al quale, invece, il caso fu riaperto».
Lucido e amaro il giudizio sull’assoluzione. «Non mi meraviglio di niente, in questa Italia di oggi. Non ci credo più alla giustizia, ormai», afferma pacata, lei che aveva affermato con fermezza: «L’assassino di mio fratello io non lo perdono».
«E pensare che da giovane sono sempre stata impegnata, attiva anche dal punto di vista politico – prosegue –. E non ero di sinistra eh... Ma ricordo amicizie strette e discussioni leali e franche. Allora era tutto diverso. Ed era meglio. Ma forse sarà giusto così... Non per mio fratello, però. Per lui desideravo giustizia e verità. Era una persona buona, sempre disponibile. Ospitale con tutti. Forse è stata la sua condanna».
Piero Beggi, allora 68enne, fu trovato agonizzante la mattina del 3 gennaio del 2000 nella cantina del suo ristorante “Il Ciabot del Grignolin”. Morì la sera dello stesso giorno all’ospedale Cto (Cetro traumatico ortopedico) di Torino per le gravi ferite subite. Le indagini allora si chiusero con un nulla di fatto. Furono riaperte nel 2016, quando alle tracce di Dna di uno dei presunti assassini, repertate e archiviate nel 2000, fu possibile dare il volto e il nome di un ladro, schedato come tale, dopo alcuni furti commessi a Lodi nel 2015: si trattava appunto di Nuara. Il suo Dna fu ricavato dalle tracce di saliva trovate su una delle tre calze rinvenute a poca distanza dal ristorante. A colpire, infatti, erano stati tre banditi.
La svolta investigativa arrivò dal confronto incrociato tra i dati in possesso delle forze dell’ordine. A incastrare il 40enne astigiano, in particolare, furono una traccia di sangue lasciata su un vetro frantumato per introdursi in una casa e la saliva rilevata dai mozziconi di sigaretta presenti sulla scena di un altro furto. Una volta immessi nel database, questi ultimi dati incrociarono la ricerca latente dall’epoca dell’omicidio di Calliano.
L’indagine passò nelle mani del nuovo comandante del reparto operativo dei carabinieri di Asti, il maggiore Maurizio Hoffmann. «Ad alcuni casi che sembrano silenti – spiegò il comandante provinciale, tenente colonnello Pierantonio Breda – non corrisponde l’operosità che c’è realmente in campo. Molte attività hanno solo bisogno di tempo». In questo caso, purtroppo, ancora senza trovare un colpevole. —
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