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Confindustria scrive alla Gazzetta «Siamo da sempre contro le illegalità»

Marcella Panucci* ; *Direttore Generale Confindustria
Confindustria scrive alla Gazzetta «Siamo da sempre contro le illegalità»

Marcella Panucci, direttore generale dell’associazione industriali «Criminalizzare le imprese rischia di creare danni irreversibili» 

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l’INTERVENTO/1

Marcella Panucci*

Confindustria è contro l’evasione fiscale e qualsiasi forma di illegalità, anche perché si tratta di fattori di concorrenza sleale, in danno di imprese e imprenditori onesti e competitivi.

Per questo da anni siamo impegnati a combattere tali fenomeni, collaborando con le istituzioni, con le agenzie fiscali e con i diversi ministeri coinvolti. È di qualche anno fa un nostro rapporto sull’evasione fiscale, citato anche dal Presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno, nel quale proponevamo una serie di soluzioni che guardavano a tutti i possibili profili, bilanciando interventi amministrativi, regolamentari, penali e, soprattutto, puntando a valorizzare la collaborazione tra imprese e amministrazione fiscale per rendere più efficace la lotta all’illegalità.

Le scelte di politica legislativa degli ultimi anni, invece, sono orientate in una direzione diversa. Ormai da tempo il diritto penale è utilizzato non più come extrema ratio da applicare quando le altre soluzioni sarebbero inefficaci, bensì come principale risposta verso diverse tipologie di illeciti.

Ciò accade in particolare riguardo all’economia e all’attività di impresa. Gli esempi sono molteplici e il quadro che emerge è di un sistema irrazionale, dove la gravità della sanzione ormai non è più commisurata al disvalore associato alla condotta.

Ma soprattutto di un sistema in cui, anche a causa delle lentezze del sistema giudiziario, la reazione penale si concentra in fase cautelare più che all’esito del processo vero e proprio, con conseguenze pericolose in termini di tutela della libertà delle persone e delle imprese.

Per questi motivi – e non certo, sottolineiamo, perché nutriamo dubbi sul fatto che l’evasione e l’illegalità vadano combattute con tutti i mezzi e in tutte le sedi – abbiamo aspramente criticato, a partire dalla nostra audizione in Parlamento, le nuove norme penali introdotte con il DL fiscale.

Siamo infatti convinti che un contrasto vero si possa realizzare soltanto attraverso interventi bilanciati, che contemperino il sistema sanzionatorio penale e amministrativo con controlli efficaci e incentivi a far emergere condotte non trasparenti.

La progressiva criminalizzazione delle attività economiche rischia al contrario di creare danni irreversibili alla parte sana del tessuto produttivo invece che a chi dovrebbe essere più duramente colpito, soprattutto per la possibilità di applicare, fin dalla fase delle indagini, misure cautelari che spesso producono effetti equivalenti alle condanne, ma prima di una sentenza definitiva, incidendo irrimediabilmente sulla reputazione di persone e imprese e pregiudicando la continuità dell’attività economica.

Peraltro, i miglioramenti alla norma del decreto fiscale sui reati tributari, in particolare le limitazioni alla confisca allargata apportati durante il dibattito parlamentare sul DL fiscale, risultano di fatto annullati dalla contestuale estensione del decreto 231/2001, e delle relative misure interdittive, a una serie di reati tributari. Tutto ciò, associato alla riforma della prescrizione, rischia di determinare effetti che non è esagerato definire aberranti, come peraltro evidenziato da eminenti giuristi e magistrati, lasciando persone e imprese per anni in attesa di giudizi, all’esito dei quali anche una sentenza di assoluzione non sarebbe più in grado di restituire la reputazione e recuperare attività economiche e patrimoni persi.

Per tutte queste ragioni, occorrerebbe un’ampia e approfondita riflessione, che coinvolga la politica, il mondo accademico e delle professioni e le associazioni di impresa e che porti a una riforma complessiva del diritto penale dell’economia nell’ottica, da un lato, di una maggiore deterrenza, efficacia ed effettività della sanzione in presenza di una sentenza di condanna passata in giudicato e, dall’altro, di un maggiore equilibrio nelle fasi che precedono la sentenza, evitando provvedimenti dagli effetti irreversibili in presenza di fatti ancora non accertati. —





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