Il tesoro della ’ndrangheta, confiscati in provincia 140 immobili e 35 fra negozi e società
Focus fra i beni confiscati alla mafia in provincia di Reggio. Fra le attività commerciali prevale il ramo delle costruzioni, la maggior parte delle proprietà è concentrata a Brescello
REGGIO EMILIA. Appartamenti, box, ville e villette, magazzini, autorimesse. E, ancora, aziende e società impegnate nel ramo dell’edilizia, attività immobiliari, noleggi, servizi alle imprese, alberghi e ristoranti. È immenso e variegato il patrimonio dei beni confiscati alle mafie – prevalentemente ’ndrangheta – in tutto il territorio provinciale di Reggio Emilia. Un risultato della lotta alla criminalità organizzata portata avanti dalla magistratura e dalle forze dell’ordine reggiane che evidenzia anche quanto vasto sia stato il ventre molle del nostro territorio.
Qui i tentacoli della piovra ’ndranghetista sono stati capaci di infilarsi in tutti i settori della società. Le cosche calabresi hanno aperto o comprato attività commerciali, hanno costruito palazzi, hanno acquistato appartamenti e ville. Hanno minacciato, assoggettato, ricattato, ucciso, investito e riciclato.
Fiumi di denaro investiti in proprietà che ora, grazie ai processi e alle indagini, a disposizione dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) e della comunità. E sono proprio dell’Agenzia i dati, pubblici e aggiornati, che raccontano i numeri dei beni confiscati in provincia: 140 beni immobili e 35 attività o società, un patrimonio che colloca il territorio reggiano in vetta alla classifica regionale, insieme a Parma.
Per quanto riguarda il primo dato, a detenere il record in provincia è comprensibilmente Brescello, Comune simbolo del maxi processo Aemilia e del radicamento dei clan ’ndranghetisti in Emilia.
Su 140 oltre un terzo dei beni immobili confiscati (53) si trova nel territorio di Peppone e don Camillo. Si tratta in prevalenza di box, garage, autorimesse e posti auto, seguiti a stretto giro dalle abitazioni indipendenti e dagli appartamenti all’interno di condomini. Ci sono però anche i magazzini, un fabbricato industriale e persino quattro terreni principalmente a uso agricolo.
Segue a stretto giro un altro paese bagnato dall’acqua, questa volta quella del fiume Enza: Montecchio, che conta 35 immobili confiscati e gestiti dall’Anbsc. Anche in questo caso, come per tutti gli altri territori coinvolti dalle confische, la tipologia di patrimoni rimane in percentuale sempre la stessa: soprattutto case e appartamenti, seguiti da box e posti auto.
Proseguendo con la classifica si incontrano i territori di Reggiolo (22), Gualtieri (6), Cadelbosco Sopra (5), Reggio Emilia (5), Castellarano (4), Casalgrande (4), Gattatico (4) e infine Vezzano, con un immobile.
Passando invece alle 35 attività mafiose confiscate, il primato è ancora brescellese: poco meno della metà, quattordici attività, si trovano nel Comune della Bassa. La maggior parte (11) sono srl, consorzi o imprese attive nel ramo delle costruzioni ma si contano anche attività immobiliari, di noleggio, imprese del ramo dell’informatica, della ricerca o dei servizi.
Sette invece le aziende montecchiesi tolte alla ’ndrangheta, fra cui anche gli unici alberghi e ristoranti confiscati in provincia. Seguono i Comuni di Reggio Emilia (5 imprese), Cadelbosco Sopra (3), Bibbiano (2), Gualtieri (2),Reggiolo (1), e Casalgrande (1).
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