Una messa di Natale anche alle Reggiane
Celebrata ieri da don Simonazzi per i tanti stranieri senzatetto che vivono nei capannoni fra il degrado e la sporcizia
Probabilmente quella celebrata ieri pomeriggio alle vecchie Reggiane da don Daniele Simonazzi è la messa di Natale che più si avvicina alla situazione in cui venne a trovarsi Gesù Cristo. Lui, costretto a nascere in una stalla perché per i genitori non si trovava un posto in qualche locanda; gli stranieri “invisibili”, obbligati a campare nel degrado e nello squallore perché per loro non c’è una soluzione dignitosa.
L’ufficio fatiscente che viene usato da tempo come luogo di culto sta assumendo una connotazione diversa, grazie all’impegno degli stessi fedeli che danno vita a quella che sta diventando sempre più una chiesa a tutti gli effetti. Accanto a loro ci sono tanti reggiani, giovani e non, che manifestano con la loro presenza la condivisione di una situazione di povertà assoluta. Di recente l’ambiente, molto largo, è stato delimitato in modo da rendere più chiara la presenza fisica di una chiesa. Usando sgangherate ante di armadi, gli stranieri hanno costruito due pareti, all’interno delle quali vengono disposte panche e sedie raccattate qua e là. L’altare è un tavolino e alle sue spalle è collocato un crocifisso in legno, affisso al muro. Su un lato, nemmeno un’ora prima della messa, due writer reggiani hanno finito di dipingere un affresco che raffigura la Madonna. Quella che ospita ogni sabato gli incontri religiosi degli stranieri è una chiesa vera, come testimoniato di recente anche dalla visita del vescovo.
La messa di Natale delle Reggiane si celebra in parte in italiano e in parte in inglese, con la traduzione del diacono Francesco Braghiroli che si prende cura in prima persona di queste persone, fra le quali sempre anche qualche donna. Tutto quello che don Simonazzi predica viene tradotto in inglese e in questa stessa lingua sono pronunciate le letture. Si canta e si balla durante il rito, come avviene in Africa.
Al termine, quando è quasi buio perché l’elettricità non c’è, un regalo per tutti: una piccola capanna della Natività. L’abitazione che più si avvicina alle Reggiane. —
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