Gesù Bambino nasce fra i salvagente dei migranti naufragati a Lampedusa
Reggio Emilia: nella parrocchia di Pratofontana allestito il presepe con i giubbotti arrivati dall’isola dove, ogni giorno, si consuma il dramma di migliaia e migliaia di profughi
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REGGIO EMILIA. Sono dodici i salvagente arrivati da Lampedusa grazie all’impegno di una donna del luogo, la signora Pilla. La parrocchia di Pratofontana li ha chiesti per trasformarli in un presepe diverso dal solito, fortemente contemporaneo, legato all’attualità ma anche alla tradizione. Nella nicchia destra della chiesa ieri sera mancavano ancora due manichini, uno bianco e uno nero, a indicare come il naufragio non sia solo quello dei migranti africani ma anche quello di tutti noi italiani, che nella vita ci troviamo di fronte a situazioni difficili, disperate, nelle quali cerchiamo un salvagente al quale attaccarci.
Un presepe ben diverso, non solo nell’immagine ma anche nello spirito, da quello con il quale Salvini si è presentato al congresso federale della Lega. Un presepe di differenziazione etnica e culturale, quello di Salvini; un presepe di unione e di pacificazione quello della parrocchia di don Daniele Simonazzi, che fa seguito all’opera di pastorale svolta da sempre nel mondo dell’immigrazione e culminata negli ultimi anni con la presenza costante fra i diseredati delle Reggiane, tutti africani.
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Proprio dalle Reggiane prende le mosse questo presepe, che è cinto da una frase pronunciata dal vescovo Camisasca durante la sua ultima visita ai senzatetto e riportata nel servizio della Gazzetta: «Portate voi la luce di Dio a questa Europa che, di Dio, si è dimenticata». Un messaggio che lascia il segno, una voce di inclusione che non ha paura di scontrarsi con le sirene del nazionalismo e del sovranismo attuali.
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Il presepe di Pratofontana è certamente legato alla contemporaneità, visto che l’argomento migranti ha riempito le cronache degli ultimi anni e sembra essere diventato la discriminante dell’azione politica; è però legato anche alla tradizione, dal momento che per propria natura il presepe è il raduno della povera gente. Certamente poveri i protagonisti di una vicenda storica che vede una famiglia e un nascituro ai quali viene rifiutata ospitalità, costretti a cercare un salvagente in una stalla; certamente poveri anche i personaggi di contorno, presi fra coloro che vivevano all’aperto, gli ultimi secondo i parametri di vita di duemila anni fa.
Dove possono essere trovati gli ultimi dei giorni nostri? Questa è la domanda alla quale il presepe reggiano allestito a Pratofontana ha cercato di dare una risposta. Una risposta venuta facile: gli immigrati dell’ultima ora, quelli disposti a rischiare la vita, quelli che adesso sono invisibili agli occhi di tutti, costretti a nascondersi in tuguri come le Reggiane. Tutti loro hanno avuto bisogno di un salvagente, alcuni lo hanno trovato, altri sono in fondo al mare. Se il Natale è una festa di poveri, allora questo presepe è davvero dedicato a loro, bianchi e neri. —
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