Domani al Don Bosco il libro sulla vita di don Iemmi
MONTECCHIO. Importante appuntamento, quello di domani 28 dicembre all’oratorio Don Bosco dove alle 16.30 si terrà la presentazione del libro dedicato a don Giuseppe Iemmi a cento anni dalla nascita. Il libro, è una riedizione del “Iemmi quasi utopista”, realizzato dal professor Giuseppe Giovanelli nel 1995, con prefazione del vescovo Massimo Camisasca.
La presentazione sarà moderata dallo storico Franco Boni e vedrà la partecipazione dello scrittore oltre a don Angelo Orlandini, parroco di Montecchio che ha fortemente sostenuto l’ iniziativa. E proprio grazie a un recente incontro tenutosi al Museo diocesano di Reggio Emilia, dove si è parlato dei sacerdoti martiri, dopo il precedente avvenuto alla Pieve San Valentino per il beato Rolando Rivi, il nome di don Iemmi è riapparso in maniera forte.
Durante la conferenza, ancora una volta si è parlato del sacerdote montecchiese, figlio di Francesco e della postina Angiolina Bertani, assassinato sul Monte Fosola il 19 aprile del 1945. Una uccisione che è ancora motivo di studio e che, nella riedizione del libro che sarà disponibile presso l’oratorio a offerta libera, viene approfondita e propone novità inedite. La figura di don Iemmi, nato a Montecchio il 26 dicembre 1919, è da anni al centro di un movimento mai sopito che ancora spera nella intitolazione di una via a lui dedicata.
Don Giuseppe Iemmi, divenuto sacerdote il 27 giugno 1943, venne poi mandato come curato a Felina dove morì nella fede in Cristo, perché gli uomini e le donne conoscessero la libertà.
Già nel 2013 in tanti si mossero dopo l’incontro realizzato nella Rocca di Montecchio sulla figura del parroco. Furono lo storico Enrico Galavotti dell’Università di Modena e Reggio, Fabio Storchi di Istoreco, Giuseppe Giovannelli, storico e pubblicista, biografo di don Iemmi a dire nella loro introduzione che «venne barbaramente ucciso dalle brigate partigiane Garibaldi. Una morte che non ha giustificazioni, visto che don Iemmi era in ottimi rapporti personali con molti giovani che si trovavano in quegli anni in montagna nelle formazioni partigiane e collaborava con la Resistenza». —
A.Z.
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