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l’inchiesta shock in val d’enza 

Il giudice revoca all’assistente sociale il divieto di esercitare la propria attività

T.S.
Il giudice revoca all’assistente sociale il divieto di esercitare la propria attività

Ma la Gibertini è anche sospesa dall’Ordine professionale e rimane a casa senza ricevere lo stipendio dall’Unione

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REGGIO EMILIA. È stata notificata ieri alla 39enne Sara Gibertini di Bibbiano – indagata dell’inchiesta “Angeli e demoni” – la decadenza della misura restrittiva applicatale sei mesi fa, quando è esploso il caso degli affidi ritenuti illeciti dalla Procura.

Per l’assistente sociale bibbianese – difesa dagli avvocato Federico De Belvis e Francesca Guazzi – si è così chiuso il divieto di esercitare la propria attività o professione. Il provvedimento di revoca è stato disposto dal gip Luca Ramponi.

In questi mesi la 39enne, assistita dai suoi due legali, si è chiusa a riccio sia nell’interrogatorio di garanzia (a luglio), sia nell’interrogatorio tenutosi di recente e preludio alla chiusura delle indagini da parte del sostituto procuratore Valentina Salvi.

Ma parallelamente è piombata sulla Gibertini la sospensione sia dal lavoro (nei Servizi sociali dell’Unione Val d’Enza), sia dall’Ordine professionale. Non ci sono infatti solo le conseguenze penali scaturite da questa clamorosa inchiesta. In capo ai dipendenti pubblici coinvolti (quattro assistenti sociali e due dirigenti amministrative) è calata la scure dei sindaci dell’Unione della Val d’Enza, in ossequio alle regole previste dal contratto e diretta conseguenza dell’inchiesta. Un atto dovuto, che ha generato però uno scossone di vasta portata, già tamponato in parte dai sindaci che hanno rimpiazzato gli assistenti sociali colpiti dalla misura cautelare.

E si è mosso pure l’Ordine degli assistenti sociali che, oltre alla Gibertini, ha sospeso altri quattro colleghi. L’Ordine ha pubblicato sinteticamente i provvedimenti emessi con «l’esigenza di tutelare e salvaguardare la dignità e il prestigio dell’ordine professionale», come viene riportato nelle linee guida dell’ente pubblico non economico sottoposto alla vigilanza del ministero della Giustizia. A disporre il provvedimento è stato il collegio di disciplina dell’Ordine stesso.

Da sabato scorso non sono più agli arresti domiciliari Federica Anghinolfi (la montecchiese 57enne dirigente del Servizio sociale dell’Unione Val d’Enza) e Francesco Monopoli (il correggese 34enne assistente sociale sempre dell’Unione). Il pm Salvi ha anticipato i tempi della scadenza naturale dei termini di custodia (sei mesi) e chiesto la revoca della misura: Anghinolfi e Monopoli sono totalmente liberi, a parte il divieto di esercitare la professione per un anno.

Ormai chiusi gli interrogatori, è già stato anche deciso dal gip Ramponi cosa mantenere in ottica-processo di quanto fatto emergere dal perito Cristian Mauro nella sua analisi dei contenuti presenti negli strumenti tecnologici sequestrati (la cosiddetta copia forense sui contenuti di pc, tablet e telefonini bloccati ad alcuni indagati).

Inserita Daniela Scrittore (funzionaria del Comune di Reggio Emilia, indagata per abuso d’ufficio e depistaggio) nell’inchiesta principale che è salita così a 29 persone nel mirino della Procura (mentre l’avvocato Marco Scarpati è uscito definitivamente da questa delicatissima vicenda giudiziaria). Tutti passaggi che annunciano il vicino approdo alla chiusura dell’inchiesta, a cui faranno seguito i venti giorni per produrre documenti o memorie difensive e solo dopo questo lasso di tempo scatterà l’udienza preliminare. —

T.S.

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