Reggio Emilia, è morto a 90 anni Adriano Grazioli: il reggiano anticlericale più famoso d’Italia
Con i suoi cartelli contro la religione e le sue denunce era diventato un personaggio nazionale. In molti lo ricordano nelle piazze durante il mercato
REGGIO EMILIA. Con i suoi cartelli spesso in rima contro la religione e la Chiesa cattolica ha fatto per anni la storia dell’anticlericalismo di Reggio Emilia, riempiendo le pagine di cronaca nazionale e i discorsi di centinaia di reggiani. È morto giovedì all’età di 90 anni Adriano Grazioli, un pezzo di una città che oggi non c’è più ma che molti ancora ricordano con affetto e nostalgia.
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Grazioli, che è deceduto alla casa di riposo Villa Le Magnolie, era un reggiano doc. Anche se le sue trasferte in altre città simbolo del cattolicesimo, per esportare i suoi messaggi contro il Papa e il Vaticano, hanno fatto la storia. Nato il 2 dicembre 1929 e dopo aver – suo malgrado direbbe lui – ricevuto i sacramenti come tutti i bambini dell’epoca ha fatto le elementari in via San Rocco, poi è passato alle scuole professionali in zona Gardenia.
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Con un esame integrativo si è poi trasferito all’Iti e lì si è diplomato perito elettricista nel 1948. Parallelamente ha svolto anche degli studi per conto proprio e, raccontava lui stesso, «ero diventato capace di riparare le radio, che effettivamente aggiustavo in via del Torrazzo».
Poco dopo Grazioli è andato a Roma per partecipare a un concorso delle Poste italiane, concorso che poi ha vinto. Dopo un tirocinio di un anno e mezzo a Bologna è quindi stato mandato a Padova come direttore tecnico dell’ufficio telegrafo principale, dove è rimasto per nove anni.
Poi però, diceva, «ho cominciato a manifestare le mie idee di sinistra e da tecnico capace sono diventato una persona sgradita, uno che non era buono a fare nulla. Ero abilitato anche per intervenire su impianti militari eppure mi impedivano di fare il mio lavoro».
Così viene rispedito a Roma, dove ha ottenuto la qualifica di istruttore di tecnici per impianti telestampanti, e poi al ministero. E già allora iniziano le denunce, vera specialità di Grazioli. Decine quelle depositate nei suoi anni di carriera contro le più disparate categorie, dai magistrati ai rappresentanti del clero. Sempre a Roma denuncia, ad esempio, che nei bagni al posto della carta igienica mettevano della carta stampata, o che «alle suore era permesso entrare per chiedere la carità mentre ai poveri no».
Dopo altri anni di disavventure lavorative è arrivata infine la pensione, che ha permesso a Grazioli di dedicarsi a tempo pieno all’anticlericalismo diventando una celebrità, e non solo a Reggio Emilia, per i mille cartelli che ha esposto nelle piazze nei giorni di mercato, soprattutto in piazza del Monte. Cartelli con frasi scritte in rima che se la prendevano con la Chiesa e più in generale con tutte le religioni.
A chi gli chiedeva se fosse un uomo della sinistra, lui rispondeva sempre di essere un marxista. Ma l’esuberante reggiano non era solo un “mangia preti”, come si sarebbe detto una volta. Incrollabile, anche in anni molto difficili, la sua battaglia contro il fumo nei luoghi pubblici, una guerra che lo ha impegnato in furiosi combattimenti, spesso a suon di denunce.
In attesa dei parenti che non abitano a Reggio i funerali di Grazioli – sicuramente in rito civile – sono ancora da fissare.
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