«Ex Kis, il primo progetto depositato in Comune nel ’17»
Cadelbosco Sopra, San Valentino Ceramiche, proprietaria del sito di Zurco, interviene nel dibattito: «Rasentata la diffamazione, ma il progetto è un’opportunità per la comunità»
CADELBOSCO SOPRA. «Vorrei chiarire che sono un imprenditore che ha il massimo rispetto del territorio e dei suoi abitanti. Dal punto di vista burocratico-amministrativo, tutti i passaggi sono stati rispettati con le varie tempistiche che, ad essere totalmente sinceri, sono penalizzanti per la mia attività in quanto presentano un forte rallentamento procedurale operativo. Il mio operato è sempre stato, e lo è tuttora, rivolto a garantire il massimo della tutela in fatto di salute e benessere pubblico, rispettando tutti i termini di legge, normative e procedure varie».
Così Massimo Nalio, presidente di San Valentino Manifatture Ceramiche Spa, interviene con una nota sul dibattito avviato da tempo a Cadelbosco sull’impianto dell’ex Kis di Zurco: quello che l’azienda deve bonificare per installare un nuovo stabilimento ceramico. Inviso, ormai, a molti cittadini locali, sul piede di guerra e riuniti in comitato. «Il clamore mediatico con conseguente uscita sui media non sempre conforme alla realtà, e l’utilizzo “improprio” di varie pagine social dove si rasenta la diffamazione e il procurato allarme, hanno reso necessario l’intervento del signor Nalio» scrivono dall’azienda in una nota. «San Valentino ha acquistato nel 2017 un’area in fallimento dal tribunale, abbandonata e in degrado, inquinata, da bonificare, già adibita ad uso industriale ceramico – va avanti – Acquistata con l’obiettivo di bonificarla e renderla utilizzabile per la fase di preparazione dell’impasto miscelato delle argille. Si tratta di una location importante e cruciale per la vicinanza al distretto ceramico, all’autostrada, e per il trasporto del materiale che, precisiamo, verrà poi portato negli impianti ceramici».
«La San Valentino ha seguito il corretto iter di presentazione valutazione preventiva e progetto preliminare che è stato depositato in Comune nel 2017, passato con esito favorevole in Commissione Edilizia e del responsabile urbanistico-edilizio nello stesso anno – chiariscono – Nel 2018 è stato firmato un compromesso di vendita dell’area con una nuova versione dell’intervento di riqualificazione, orientata alla localizzazione di un impianto di atomizzazione».
«Nel luglio 2019 viene depositata formalmente la proposta preliminare (valutazione preventiva) per l’intervento di demolizione e ricostruzione del sito. Contrariamente a quanto affermato da Legambiente nei giorni scorsi, le argille arriveranno con i vagoni ferroviari alla scalo di Dinazzano per poi essere trasportate nelle varie ceramiche, con un numero massimo di 70 camion al giorno – si legge – La provenienza delle argille, caolini, feldspati è la Turchia, Portogallo, Spagna, Germania e Sardegna. Inoltre, tutte le terre hanno un certificato d’origine e sono controllate allo scarico delle navi o dei treni».
Il presidente Nalio conclude confermando che «come chiaramente scritto in Convenzione, oltre alla bonifica dell’area, c’è un impegno preciso per opere compensative di tipo infrastrutturale come la realizzazione di una terza corsia lungo la SP63, progetto concordato con la Provincia, e di un troncone di pista ciclabile, per garantire che gli ingressi e le uscite dei mezzi dall’area avvengano in condizioni di piena sicurezza per tutte le utenze comprese pedoni e ciclisti».«Sono diversi gli esempi di convivenza positiva fra un insediamento industriale e la popolazione sul territorio provinciale, da San Martino in Rio a Casalgrande, eccetera – fa notare – Ritengo che questo tipo di realizzazioni rappresentino un ulteriore benefit per la comunità, così come la possibilità di un aumento occupazionale di 60 unità all’interno dello stabilimento».
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