Reggio celebra i fratelli Cervi e Quarto Camurri al Poligono di Tiro
Cittadini, autorità e istituzioni omaggiano i martiri in occasione del 76esimo anniversario dal loro sacrificio
Un passo, poi un altro. Di corsa incontro al domani. Lo sguardo fisso al futuro. Questa è l’immagine dell’uomo moderno in un presente frenetico, complicato e disorientante. Privi d punti di riferimento, solo una cosa può fungere da stella polare: la storia. Infatti, per ritrovarci la risposta non è in quello che possiamo ottenere o conseguire, bensì in quello che siamo stati, nelle radici della nostra terra, nella voce di chi ci ha preceduto. Gli eventi, le vicende e i racconti del nostro passato forgiano le identità del presente, per questo è diritto e dovere unanime esaltarne la memoria, riviverne l’essenza, avere il coraggio di non rilegare ai libri di storia grandi gesti o colossali errori.
E la nostra città lo sa bene, lo sanno i reggiani, come le decine e decine, che ieri come ogni anno, si sono radunati alle 9.45 presso il Poligono di Tiro di Reggio Emilia per celebrare il 76esimo anniversario del sacrificio dei sette fratelli Cervi e di Quarto Camurri. L’evento si è aperto con il ritrovo in via Paterlini, dove si sono riuniti sindaci, rappresentanti delle forze dell’ordine, le associazioni partigiane Anpi e Alpi-Apc di Reggio Emilia e i cittadini, tra i quali spiccano alcuni componenti della famiglia Cervi e della famiglia Camurri. Tante persone, diversi cuori, ma tutti con le anime rivolte a quel lontano 28 dicembre del 1943 quando - le fonti storiche riconducono l’orario dell’eccidio alle 6.30 e in un contesto quanto più discreto possibile, per evitare una qualunque riconoscibilità pubblica di quell’atto- i sette fratelli Cervi vennero fucilati dai fascisti insieme al compagno guastallese. Poco più di un mese prima, Agostino, Aldo, Antenore, Ettore, Ferdinando, Gelindo e Ovidio erano stati arrestati e rinchiusi nel carcere politico dei Servi, dopo aver sostenuto la lotta di resistenza, aiutando i partigiani e nascondendo per loro le armi, nel podere dei Campi Rossi, a Gattatico, ancora oggi un luogo simbolo di libertà e democrazia e dove è proseguita la cerimonia alla presenza di Albertina Soliani, presidente Istituto Alcide Cervi, di Luca Ronzoni, sindaco di Gattatico e Giorgio Zanni, presidente della Provincia di Reggio Emilia. Un lungo corteo, fatto di reggiani, giovani e anziani, ha accompagnato rispettoso la deposizione della corona d’alloro presso la lapide dei resistenti. Un intenso silenzio ha abbracciato il loro ricordo. Poi le riflessioni, di Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia, Elio Ivo Sassi, presidente ALPI – APC di Reggio Emilia e Albertina Soliani, presidente Istituto Alcide Cervi, tramite le quali si è restituita vita alle figure degli antifascisti, valore storico ed emotivo all’eccidio. Presente alle celebrazioni anche Gad Lerner, giornalista e scrittore, intervenuto alle celebrazioni con parole cariche di intensità: «Dover intervenire in questo luogo dove la storia si è compiuta, non è facile, infatti, non riesco a trovare le cose giuste da dire, perché per me questo è lo spazio del raccoglimento, del silenzio».
«Perché -prosegue Lerner- voi l’avete dentro la storia di questa famiglia, mentre noi che la dobbiamo riprendere, ogni volta ci ricordiamo che oggi si ripercorre la vicenda di una famiglia che ha dimostrato coraggio e consapevolezza di scelta». Terminate le orazioni, si è percorsa la strada fino al muro dove avvenne la fucilazione e nella reverenza più assoluta la processione ha proseguito, fiancheggiando la struttura e raggiungendo il luogo in cui 76 anni fa, persone straordinarie hanno sacrificato la propria vita per qualcosa che andava oltre la loro stessa esistenza. A ricordo dei partigiani uccisi, otto rose rosse sono state poste sul luogo del martirio. —
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