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Regionali, Bonaccini rilancia: «Se vinciamo qui parte la riscossa per tutta l’Italia»

Enrico Lorenzo Tidona
Regionali, Bonaccini rilancia: «Se vinciamo qui parte la riscossa per tutta l’Italia»

A Imola il presidente ha presentato liste e programma. «Asili gratuiti e riapertura dei punti nascita in montagna»

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IMOLA «Se vinciamo qui in Emilia-Romagna, da qui parte un riscossa per l’Italia». Stefano Bonaccini prende la rincorsa per cercare di uscire vincente dalle urne del 26 gennaio, conscio che se la Lega si prende l’ex regione rossa, anche il Governo rischia la spallata. Sa che non sarà semplice come 5 anni fa: il treno offerto da Salvini alla Lega locale è forte e anche l’affluenza salirà rispetto al risicato 37% del 2014. Il controcanto è il richiamo della piazza offerto dalle “sardine”.

Quattro settimane in cui ci si gioca il tutto per tutto. Per bissare il successo alle elezioni regionali il presidente uscente fa quindi pesare i chilometri spesi in questi anni da governatore dell’Emilia-Romagna, che conosce palmo a palmo, rilanciando a piena voce un sistema locale trainante, sia sociale che economico. Un modello per il centrosinistra anche in chiave nazionale.

Lo ha detto ieri, presentando a Imola – insieme a un sindaco ad altro gradimento come il milanese Giuseppe Sala – il suo programma elettorale e le sei liste che lo sostengono. La sfidante della Lega, Lucia Borgonzoni, risponderà il 18 gennaio con una chiusura nell’altra capitale della motor valley emiliana, Maranello. Botta e risposta che non sono mancati nemmeno ieri anche se Bonaccini ha scelto una linea moderata: «Giocheremo in attacco ma sarà una battaglia civile e pacifica» dice dal palco, magnificando l’idea di una Regione che ha cambiato però fisionomia politica dal 2014. E Bonaccini lo sa bene. Ammicca a quel centro moderato che sembra orfano di riferimenti con la dissoluzione di Forza Italia e l’assottigliamento dei 5 stelle, sapendo poi di poter sfruttare l’abbrivio economico su cui rivendica una regia pubblica.
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Non sfugge la mancanza del leader nazionale del Pd, Nicola Zingaretti. Come non sfuggono i messaggi ai dirigenti della maggioranza di Governo che «se invece di dire su cosa sono divisi», ha avvertito, «dicessero le cose buone che fanno ci darebbero una mano». Anche Sala suona la carica attaccando al sfidante: «In Emilia-Romagna – dice – bisogna votare Bonaccini perché è più bravo. La Borgonzoni, per dirla alla milanese, non sa neanche da che parte è girata: lasciamola a Roma con le sue sciocche t-shirt a Roma» riferendosi alla t-shirt con scritto “Parlateci di Bibbiano” e scatenando la reazione di Salvini, che è a Bologna per una riunione dove annuncia: «Sarò in 100 piazze dell’Emilia-Romagna».

Bonaccini dal palco rivendica l’impegno (cita anche il processo Aemilia contro la ’ndrangheta), nella sanità, nell’educazione e il boom economico. «C’è chi ci ha definiti la pattumiera d’Italia, come Salvini e la mia avversaria pochi giorni fa» è l’affondo. Poi le promesse: dal nido gratuito, ai fondi per la non autosufficienza, al nuovo piano casa fino ai 4 milioni e mezzo di nuovi alberi, «uno per ogni emiliano-romagnolo».

Non mancano le retromarce, come annuncia dal palco la capolista a Reggio, Elly Schlein: «La salute in questa Regione non dovrà mai dipendere, come dice Stefano, dal portafogli ma neanche da quanto dista casa mia dai grandi centri urbani o dalla via Emilia. Ed è per questo che insisteremo per far riaprire i punti nascita in montagna». —




 

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