Muti in aula i due georgiani e il giudice li tiene in carcere
REGGIO EMILIA. Muti davanti al giudice Silvia Guareschi.
Hanno fatto questa scelta in aula – ieri mattina – il 35enne Daviti Arabashvili e il 27enne Tarieli Kiknadze, tratti in arresto sabato notte per tentato furto aggravato in un condominio di via Alfieri. I due georgiani hanno solamente spiegato di trovarsi in Italia da cinque giorni e di essere domiciliati a Modena. Tarieli in hotel, Daviti a casa di amici: il primo è incensurato, il secondo ha un precedente penale per furto. In loro possesso sono stati trovati 750 euro (Tarieli) ed oltre 400 euro (Daviti). Li hanno giustificati come quattrini necessari – per legge – per trascorrere un determinato periodo in Italia. Per entrambi il pm Marco Marano ha chiesto la misura cautelare in carcere, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei due arrestati. Misura restrittiva a cui si è opposto l’avvocato Jenny Loforese (studio legale Bucchi) non ritenendola proporzionale per un tentativo di furto. Il legale difende Kiknadze, ma ha pure sostituito il collega Nicola Tria, tutelando in udienza Arabashvili.
Tesi difensiva non accolta però dal giudice Guareschi che ha convalidato gli arresti e mantenuto in cella i due georgiani, rinviando per il processo a metà gennaio.
Come ricostruito anche in udienza dalla polizia, sabato notte – verso l’una – un residente comincia a sentire dei rumori provenire dal suo condominio di via Alfieri. Suoni che destano in lui un sospetto e che portano alla chiamata al pronto intervento. La sala operativa invia subito due pattuglie che si dirigono a colpo sicuro in zona. Appena smontano dall’auto si recano al numero civico 25 e lì si accorgono che la porta di accesso del condomino è stata forzata da qualcuno. Pochi dubbi quindi sul passaggio dei ladri. La perlustrazione prosegue quindi dentro lo stabile dove gli agenti intercettano due uomini che, a volto coperto, stavano per compiere dei furti in appartamento: Arabashvili è bloccato mentre per fuggire ha imboccato la rampa di scale che porta al primo piano; in cima all’edificio, cioè all’ultimo piano, viene intercettato Kiknadze. Sono in possesso di cacciaviti e torce. Non è chiaro come siano giunti fin lì, il sospetto è che ci fosse un “palo” fuggito all’apparire della polizia.
E gli accertamenti sui due arrestati continuano, perché si sospetta pure che possano c’entrare con i furti a raffica in via Monte Cisa – non lontano , quindi, da dove sono stati bloccati – che hanno caratterizzato i giorni natalizi. —
T.S.
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