Chiude il comitato Le Cicogne «Avanti come gruppo politico»
«Non siamo riuscite a scongiurare la chiusura del punto nascite né a farlo riaprire ma siamo riuscite a tenere vivo l’argomento, nonostante volessero seppellirlo»
Castelnovo Monti. Un “testamento”, come loro stesse lo definiscono. Le Cicogne cessano la loro attività e annunciano che continueranno solo come gruppo politico, quel gruppo “Castelnovo ne’ cuori” che si è presentato alle ultime elezioni amministrative e ha portato in consiglio comunale la storica fondatrice e portavoce del Comitato “Salviamo le cicogne di montagna”, Nadia Vassallo. L’intervento con cui annunciano la scelta è anche un bilancio di cinque anni di impegno. . «È tempo di bilanci e resoconti», afferma Nadia Vassallo, portavoce del comitato Cicogne, che parla di «un pugno di donne della montagna reggiana impegnate in una lotta più grande di loro. Ne escono vittoriose; i perdenti sono altri, anzi è la politica che non è riuscita a compiere il proprio dovere, tutelare un territorio rispettando le normative da essa stessa istituite; le ha raggirate in un susseguirsi di rimpalli di responsabilità da un organo amministrativo ad un altro, sulla pelle di mamme, di bambini, di uomini solo perché numericamente pochi».
«Il comitato nasce per mano di un nucleo ristretto di donne di Castelnovo e Villa Minozzo – affermano le Cicogne –. Col tempo questo nucleo si modifica con l’ingresso di nuove attiviste e la dormienza di altre. Dapprima si impegna per una raccolta di firme, superando le 11 mila, poi con una manifestazione popolare, la sera di Sant’Anna del 2017, con oltre duemila fiaccole accese e riunite a forma di cuore. Nel 2018, dopo aver trovato una intesa operativa durata diversi mesi con Dinamo (altro comitato impegnato per la riapertura del punto nascita, ndr), che era nato dopo la chiusura del punto nascita, la presidente e il vicepresidente di Dinamo entrano nelle Cicogne a causa delle pressioni esterne, e Dinamo diventa un comitato di disturbo manovrato da un personaggio politico locale. Fino alla chiusura del punto nascita nel 2017, il comitato era corteggiato dal sindaco Bini; dopo la chiusura, poiché il comitato non ha mai accettato la decisione, è stato emarginato dallo stesso Bini, che prima ne ha bocciato la proposta di ricorso al Tar, poi la proposta di riesame da portare in Regione, ed infine ha escluso dal tavolo della sanità provinciale qualsiasi rappresentante del comitato, facendovi entrare persone a lui organiche e affidabili. Con l’intento di entrare nelle istituzioni locali per rompere l’isolamento e l’esclusione, ma anche conservando l’indipendenza dai partiti, il comitato promuove la partecipazione alle elezioni comunali con una propria lista aperta ai cittadini che vogliono dare il proprio apporto civico alla causa del punto nascita, al bene del Comune e della montagna. Nonostante prima fossero giunte offerte di ingresso nella lista del Pd e della Lega, nel momento che ci si presenta si viene attaccati duramente come fossimo traditori».
Sullo stato attuale della situazione riguardante i punti nascita, le Cicogne proseguono: «Bonaccini (governatore dell’Emilia Romagna e candidato alle prossime elezioni regionali, ndr) ha chiuso i 3 punti nascita dell’Appennino emiliano eliminando in tutta la montagna qualsiasi presidio per l’assistenza al parto, unica Regione in Italia e forse al mondo a fare ciò. Dopo la chiusura, il Pd locale e regionale hanno provato a far scendere il silenzio sulla cosa. Bini ha dichiarato che non è poi stata quella gran cosa, e la gente se ne era già fatta una ragione. Intanto un bambino di Pavullo è morto 20 giorni dopo la chiusura per distacco di placenta: Venturi (assessore regionale alle politiche per la salute, ndr) è stato risoluto nel dire che comunque doveva andare a Modena. Numerosi i casi apparsi sulla stampa di bambini nati sulle autoambulanze o partorienti con le doglie portate in elisoccorso».
Proseguono le Cicogne: «Bonaccini ora ha iniziato a dire che lui è per riaprire i punti nascita, ma per farlo occorre cambiare i parametri dell’Accordo Stato Regioni. Bini e Carlo Boni (medico castelnovese, ndr) vanno al ministero, escludendo il comitato che aveva chiesto di partecipare, e ricevono parere negativo sulla possibilità di cambiare i parametri. Bini rispolvera la formula magica della “Strategia Aree Interne” e propone di fare quel progetto pilota di cui aveva parlato già nel 2018, senza poi aver mosso un dito. Ottiene così la benedizione del sottosegretario del ministro della Sanità. Il M5S, dopo il vuoto pneumatico di un anno intero, rispolvera l’idea che avevamo lanciato con il sottosegretario Bortolazzi di venire a Castelnovo. Senza degnarci di una telefonata, in extremis con una mail del neoconsigliere comunale Luca Maioli, ci convoca per assistere all’arrivo del viceministro Sileri. Chiediamo un incontro separato dal comitato di disturbo Dinamo, ma ci viene negato, quindi decliniamo l’invito». Concludono le Cicogne: «Per le prossime elezioni, noi non daremo indicazioni di voto; anche noi al nostro interno daremo voti diversi. Ognuno agisca secondo coscienza, la propria. Ma la nostra missione è giunta al termine. Non siamo riuscite a scongiurare la chiusura, non siamo riuscite a far riaprire, non ne abbiamo il potere, ma siamo riuscite a tenere vivo l’argomento nonostante volessero seppellirlo. Continueremo nella sede comunale come lista e nei prossimi incontri, se mai verranno fatti. Ma ora tocca agli elettori decidere il futuro». —
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