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Cade la nomina di Spadaro, il giudice travolto dal "caso affidi"

Giuseppe Spadaro
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Giuseppe Spadaro

Reggio Emilia, la Commissione Direttivi ha fatto dietrofront e ha proposta la nomina di Giuseppina Latella come procuratore per i minori a Roma

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REGGIO EMILIA. Quasi due mesi fa il plenum del Csm aveva rinviato alla Commissione Direttivi la proposta della maggioranza di nominare procuratore per i minorenni di Roma il presidente del tribunale dei minori di Bologna, Giuseppe Spadaro. La ragione fu aspettare l’esito dell’inchiesta amministrativa negli uffici da lui diretti disposta dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede dopo l’ispezione eseguita all’indomani dell’indagine sugli affidi illeciti a Bibbiano. Esito che in realtà non sarebbe stato ancora consegnato da via Arenula a Palazzo dei marescialli, come sostengono alcuni consiglieri.

Prima della pausa per le festività natalizie però la Commissione Direttivi ha convocato Spadaro per un'audizione in cui il magistrato ha colto l'occasione per una difesa accorata del suo operato, lamentando il torto subito da tutta questa vicenda. Qualche giorno dopo i consiglieri hanno ribaltato il “verdetto” originario e a maggioranza schiacciante (cinque voti contro uno andato a Spadaro) hanno proposto la nomina a Roma della sua concorrente, Giuseppina Latella, attualmente procuratore per i minorenni a Reggio Calabria.

A favore della nomina di Latella hanno votato, oltre ai togati che già la volta precedente l’avevano sostenuta cioè Mario Suriano di Area e Marco Mancinetti (Unicost), anche Piercamillo Davigo (Autonomia e Indipendenza) – che due mesi prima aveva preferito Spadaro – i laici Michele Cerabona (Forza Italia ) e Alberto Bendetti (M5S). Per Cerabona e Benedetti non si è trattato di un ripensamento, visto che non facevano parte della precedente Commissione che a maggioranza si era espressa per Spadaro. Mentre l'unico voto a favore del presidente dei minori di Bologna è rimasto quello di Loredana Miccichè (Magistratura Indipendente), che l'aveva sostenuto anche l'altra volta. La parola definitiva spetterà al plenum di Palazzo dei marescialli. Ma i numeri del voto in Commissione fanno ritenere improbabile un nuovo colpo di scena.

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