Gazzetta di Reggio

Reggio

Addio a Manghi, industriale che amava storia e cultura

Alessandro Zelioli
Francesco Giuseppe Manghi
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Francesco Giuseppe Manghi

Montecchio, sabato 4 gennaio alle 10 partirà il corteo funebre dalla casa in via Zanichelli per il santuario Il ricordo dell’amico Friggeri: «La sua firma su questa città resterà indelebile»

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MONTECCHIO. «Conoscevo Peppo da anni. Ho condiviso con lui momenti lavorativi e alcuni progetti che, come associazione, abbiamo realizzato. A lui va il mio personale ringraziamento per quello che ha dato alla nostra comunità e a me come amico». Sono le parole di Franco Friggeri, presidente dell’associazione culturale La Vecchia Montecchio, nonché fondatore dell’azienda Elettroapparecchiature Friggeri, che ricorda la scomparsa di Francesco Giuseppe Manghi. . «Quando c’era qualcosa da realizzare – racconta il presidente dell’associazione montecchiese che si occupa del mantenimento e del recupero dei beni storico-artistici locali – lui era sempre pronto a dare il suo contributo. In silenzio, senza sbandierare e come se fosse un atto dovuto».

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Per gli amici e per i tanti che hanno conosciuto Manghi, Montecchio perde un punto di riferimento. «La sua firma su questa città è indelebile – prosegue Friggeri –. Anche perché non si è mai atteggiato. Frequentava gli amici, il bar, lo stesso gruppo con i quali da ragazzo era cresciuto». E proprio Francesco Manghi era stato tra i primi a interessarsi al prossimo intervento che la Vecchia Montecchio andrà a realizzare: il recupero del sagrato della Chiesa Nuova. «Lo faceva perché amava Montecchio come pochi – conclude l’amico –. E noi con lui».

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La mattina di sabato 4 gennaio la sua città si stingerà in un commosso abbraccio quando, alle 10, partirà dalla sua abitazione di via Zanichelli il corteo funebre per il Santuario della Beata Vergine dell’Olmo, come lui stesso aveva programmato scrivendo di pugno il suo necrologio. Una sorta di invito ironico, come era nel suo stile, e che ha strappato un sorriso a chi l’ha letto, nonostante il dolore. Manghi ha chiuso la sua vita come l’ha vissuta: con una trovata geniale. Quel “quid” che l’ha fatto diventare un imprenditore di successo e che nell’azienda Dieci, la Zecchetti (prima della cessione) e la Fasma – ditte nelle quali aveva ricoperto ruoli importanti – si è realizzato.

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In tantissimi si sono riuniti nel museo domestico, l’altra sera, per il rosario. Un modo per sostenere la moglie Savina Vettori, ai figli Ennio e Marcella e i nipoti Caterina, Leonardo, Maddalena, Gregorio e Adelaide. La salma verrà sepolta nel cimitero di Montecchio.

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