Bonaccini si prepara per la volata finale «C’è bisogno del protagonismo reggiano»
Il governatore, in corsa per il secondo mandato, è il primo in ordine di tempo a rispondere alle domande della Gazzetta «Liberare la nostra regione? Quello slogan rappresenta una caricatura offensiva verso tutti gli emiliano-romagnoli»
LE RISPOSTE
1L’Emilia-Romagna è stata liberata 75 anni fa, grazie al sacrificio di tanti che scelsero di stare dalla parte della democrazia e della libertà e non del fascismo e della dittatura. Borgonzoni invece ne ha fatto lo slogan della sua campagna elettorale, aggiungendo che qui lavora e fa impresa solo chi ha una tessera o è amico di qualcuno; non rendendosi conto così di dare dei raccomandati agli emiliano-romagnoli, gente laboriosa che non deve ringraziare altro che se stessa. Una caricatura offensiva della regione che cresce di più da 5 anni per Pil, occupazione ed export.
2La logica del nemico da vincere e della terra da conquistare la lascio ai nostri avversari sovranisti, più interessati a “conquistare” l’Emilia-Romagna per poter mandare a casa Conte che non a dare un futuro a questa regione. E una regione non si “prende”: appartiene ai suoi cittadini, non a chi la governa pro-tempore. Il 26 gennaio si vota per l’Emilia-Romagna, non per altro. Già il 27 Salvini sarà lontano e presidente della Regione saremo ragionevolmente io o Borgonzoni, con tutto il rispetto per gli altri candidati. Per questo io parlo di Emilia-Romagna: si decide il futuro di questa regione.
3Firmerò un nuovo Patto per il Lavoro e la sostenibilità di questa regione, come feci nel 2015 coinvolgendo enti locali, imprese e sindacati, università, professionisti e Terzo settore. È grazie a quel Patto che in 5 anni abbiamo mobilitato oltre 22 miliardi di investimenti pubblici e privati per creare lavoro, con la disoccupazione scesa dal 9 al 5%. Adesso quel Patto va rinnovato e ampliato, aggiungendo che l’occupazione deve essere buona, oltre che piena, contro il precariato, e che la crescita deve diventare pienamente sostenibile. Non possiamo più consumare suolo, energie che non siano rinnovabili, produrre rifiuti non riciclabili, alterare il clima.
4Non uso mai la parola “modello”. Fa pensare a qualcosa di statico, mentre l’Emilia-Romagna è una regione dinamica, che attrae investitori e turisti, studenti e talenti. Naturalmente ci sono caratteristiche riconducibili al governo di questa terra: l’idea che se vuoi crescere bene devi fare in modo che nessuno resti indietro, da cui sono nati servizi più diffusi che altrove; l’idea che le risorse vanno spese bene, da cui deriva un’efficienza riconosciuta sia dallo Stato che dalla Ue; l’idea che è più importante fare e organizzarsi che lamentarsi e aspettare che qualcuno risolva i tuoi problemi da Roma, da cui è maturata un’esperienza positiva di cooperazione, autonomia del governo locale, innovazione. Sono elementi che vanno preservati e messi a valore, invece che pensare di diventare la Lombardia o il Veneto, come propone la mia avversaria. Ho rispetto per quelle due regioni ma preferisco essere Emilia-Romagna.
5Il 26 gennaio gli emiliano-romagnoli decideranno chi chiamare alla guida della Regione. Non difendo rendite di posizione e ci metto la mia faccia e quel che ho fatto in questi 5 anni. Votando direttamente per il Presidente, è giusto che i cittadini possano vedere proposte e differenze, misurare credibilità e competenze delle persone. Noi abbiamo un progetto che parla di innalzare conoscenze e saperi, dei diritti e dei doveri per allargare le risposte ai cittadini, della sostenibilità per tenere insieme ambiente e lavoro, delle opportunità per creare nuova occupazione. In questa sfida sono partito coi sindaci al mio fianco, diversi anche non di centrosinistra, per dare un progetto al territorio e concretezza amministrativa a queste idee. Il rischio più grande che vedo non è la “rottura”, ma che dall'altra parte ci sia il vuoto, zero proposte dalla destra.
6Col ministro Speranza c'è l'impegno a ridiscutere i parametri sui Punti nascita, mettendo sempre al primo posto la sicurezza della mamma e del nascituro. Ero pronto a farlo col governo precedente giallo-verde, ma abbiamo sentito solo parole e visto nessun fatto; sono pronto a farlo con l’attuale. Ribadisco che l’Emilia-Romagna è nelle condizioni di mettere in gioco risorse economiche, professionali e organizzative per rispondere anche ai territori più periferici, a partire da quelli montani. Sono abituato a parlare coi fatti, non a fare propaganda.
7In questi 5 anni abbiamo sbloccato opere ferme da anni, dal Passante di Bologna alla Cispadana, o al Porto di Ravenna. Penso anche alla Bretella Campogalliano - Sassuolo, che qui a Reggio significa anche tangenziale di Rubiera, avendo trovato l’accordo con le due amministrazioni coinvolte nel tracciato. Anche nella manutenzione delle strade, pur non di nostra competenza, abbiamo dato una mano a Province e Comuni: solo l’anno scorso abbiamo stanziato quasi 2 milioni e mezzo per quelle reggiane. Ma di fronte alla riorganizzazione delle Province e ai sempre minori fondi dello Stato, vogliamo far nascere una società regionale che si occupi della manutenzione stradale in tutto il territorio, con fondi e personale certo. Basta ritardi e lacune. Concordo sulla fermata Mediopadana: viabilità di accesso, parcheggi e maggior numero di convogli dell’alta velocità che fermano, tutti punti sui quali agire, rapidamente. Ciò detto, la prossima sarà una legislatura ancor più impegnata sulla mobilità sostenibile, con la completa elettrificazione delle linee ferroviarie Reggio-Ciano, Reggio-Guastalla, Sassuolo-Reggio, e siamo impegnati a fare lo stesso con la Parma-Suzzara. Il rinnovi di tutti i bus, dopo aver avviato quello dei treni. La destra invece si oppone alla Cispadana, al Passante e al tram a Bologna, al servizio metropolitano della Costa: mi chiedo davvero quale futuro abbiano in mente per questa regione.
8Qui in Emilia-Romagna dalle parole siamo passati ai fatti, con una strategia “plastic free” condivisa e basata sul sostegno al superamento della plastica monouso e alla ricerca e conversione dei cicli produttivi delle aziende. Abbiamo approvato la prima legge regionale basata su consumo di suolo a saldo zero e rigenerazione urbana, che in tre anni ha portato alla cancellazione di 50 chilometri quadrati di precedenti pianificazioni espansive. Prima e più di altri abbiamo avanzato progetti di prevenzione del dissesto idrogeologico e siamo i più veloci nella spesa dei fondi nazionali stanziati, pur non ancora sufficienti. Nei prossimi 5 anni vogliamo raddoppiare da 50 a 100 milioni i fondi per la messa in sicurezza del territorio. La sola cosa che non abbiamo fatto è rimanere con le mani in mano.
9Come avviene spesso per i sindaci, vorrei fare un secondo mandato per completare i progetti avviati e per realizzarne di nuovi. Ho scelto l’Emilia-Romagna anche quando sarebbe stato più comodo accettare altri incarichi nazionali. Non so se sia ambizione, so per certo che amministrare questa regione è una cosa molto seria e impegnativa, non ci si improvvisa. Io l’ho governata girandola palmo a palmo. Se la gran parte dei sindaci oggi è con me è perché abbiamo lavorato bene insieme e sanno chi sono, cosa penso e cosa faccio.
10La mia sfidante principale è Lucia Borgonzoni, anche se in realtà dovrei dire Salvini. Io parlo di Emilia-Romagna, i miei avversari di tutt’altro, dicendo che non si deve parlare del buon governo di Bonaccini altrimenti si perde. Quanto a Reggio, se l’Emilia-Romagna è la locomotiva d’Italia, per molti aspetti Reggio lo è di questa regione. Investiremo nel manifatturiero avanzato, in ricerca e innovazione, nel rapporto tra aziende e università, e qui abbiamo contribuito al terzo polo reggiano di Unimore. L’Emilia-Romagna ha bisogno del protagonismo di Reggio. Penso anche a un progetto per la valorizzazione dell’area Mediopadana, allargato prima di tutto alle province di Piacenza, Parma e Modena, che con Reggio hanno appena firmato un’intesa importante sulla programmazione urbanistica che punta alla sostenibilità. Vogliamo valorizzare identità e eccellenze che qui ci sono, per una crescita inclusiva. Oltre alla sicurezza del territorio e il contrasto dello spopolamento di alcuni centri della montagna, perché a valle si può star bene solo se sta bene l'Appennino. —
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