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Cicogne: «Il comitato non chiude e Bonaccini non è da votare»

Cicogne: «Il comitato non chiude e Bonaccini non è da votare»

La precisazione del gruppo che combatte contro la chiusura del punto nascite «Ora tocca ai cittadini prendersi la responsabilità delle scelte, usando il voto»

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Castelnovo Monti. «Non è uno "stop": continueremo a lottare». Così il comitato Salviamo le cicogne chiarisce l’intervento inviato nelle scorse ore, in cui sembrava annunciare, con parole piuttosto chiare, una cessazione delle attività.

«Per chiarezza specifichiamo che non intendiamo chiudere il comitato Salviamo le cicogne – spiegano in una nota– e neanche diventare un gruppo politico: le Cicogne non possono morire e torneranno a parlare ogni qualvolta ce ne sarà bisogno, e la lista che abbiamo costituito non è legata a un partito ma è civica». «Il nostro intento – proseguono – nello stilare questo lungo bilancio, era spiegare che la Regione e il sindaco non sono riusciti a seppellire l'argomento “punto nascita” perché in questi anni siamo riuscite a tenerlo vivo all'attenzione della cittadinanza. Per questo consideriamo portata a termine la nostra missione: ora tocca ai cittadini prendersi le proprie responsabilità usando il potere elettorale che ogni cinque anni gli viene conferito».

Nella precisazione delle Cicogne, qualcosa di diverso, rispetto al comunicato precedente c’è. Ed è la presa di posizione esplicita riguardo il voto delle prossime Regionali. Se prima affermavano, infatti, che non avrebbero dato indicazione di voto: «Anche noi al nostro interno – scrivevano – daremo voti diversi. Ognuno agisca secondo la propria coscienza». Nel comunicato successivo, pur non pronunciandosi a favore di uno o di un altro dei candidato, esprimono però la contrarietà alla rielezione del governatore Stefano Bonaccini.

«Se dovesse essere rieletto – scrivono – non ci saranno più speranze per i punti nascita in montagna e la lotta di 5 anni portata avanti dalle Cicogne, dalle donne e dai cittadini della montagna, andrà irrimediabilmente perduta. Bonaccini e chi per lui stanno giocando come al gatto con il topo nonostante si tratti della sicurezza di donne e bambini, cinicamente spergiurano di aver le mani legate pur avendo pieno potere sulla materia. In Toscana, nonostante il parere ministeriale negativo, il presidente Enrico Rossi non ha mai chiuso il punto nascita di Piombino. Invece in Emilia Romagna, Bonaccini ha chiuso tutti i punti nascita della montagna lasciando aperti quelli sotto i 500 parti della pianura, nonostante siano distanti pochi chilometri da altri ospedali. Per fare questo, Bonaccini si nasconde dietro un parere consultivo espresso ad arte dal precedente ministero Lorenzin, basato su dati non veri, relativi ai tempi di percorrenza e al prestito del personale medico». —

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