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Le sopramaniche più che le mani di Sua Santità

Stefano Scansani
Le sopramaniche più che le mani di Sua Santità

L'editoriale del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani

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REGGIO EMILIA. E se invece di preoccuparci delle sberle di Sua Santità sulla mano agguantante della pellegrina ci concentrassimo sulle sue sopramaniche? Sì, quei manicotti in seta marezzata, lunghi quanto gli avambracci, staccabili e sostituibili al bisogno. Le sopramaniche sono strumenti formidabili: accessori della veste del Papa, hanno subìto secoli di contatti diretti con i fedeli. Le sopramaniche riparano le maniche vere e proprie dell’abito piano del Papa (piano, da San Pio V che nel Cinquecento avrebbe fatto derivare la bianca veste, tuttora in uso, dall’ordine domenicano da cui proveniva).

Le sopramaniche sono carte assorbenti dei polpastrelli, dei palmi, delle unghie, delle carezze, dei grassi e delle essudazioni dei fedeli. Anche dei loro baci – Papa Bergoglio li ha aboliti – che nel caos del corri-corri al di là delle transenne e del viva il Papa-viva il Papa sbagliavano bersaglio, non centravano il dorso della mano o l’anello piscatorio, ma il polso, l’ulna o il radio. Finita l’udienza il Papa si cavava le sopramaniche e infilava quelle pulite.

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Più spirituali dei manicotti scuri indossati dagli impiegati di concetto al tempo degli inchiostri, dei pennini e dei timbri, ma pur sempre strumenti di lavoro. Il Papa si sciupa. E se non è troppo trascendente ancora di più. Basta un accenno a quanto i paramenti in occasione delle processioni o dei passaggi sulla sedia gestatoria fossero “preda” (il termine è azzeccato) della brama reliquiaria dei fedeli. Gli abiti venivano sbrindellati, sfilacciati, strappati, scuciti: ogni filo o pezza rappresentava una veneranda porzione del vicario di Cristo in terra. Le cronache dedicate alle visite apostoliche raccontano di Pontefici che “suxo una cadrega” (issati appunto sopra la sedia gestatoria) subivano l’assalto di una selva di braccia e mani che esprimevano una supplica o cercavano un miracolo “per contatto”.

Cosicché il Papa a fine percorso si ritrovava ammaccato e in pieno disordine, doveva cambiare anche il piviale (pluviale, il mantello da pioggia).

Tutto era previsto per difendere il Sommo Pontefice, anche l’ombrello processionale parasole, la scorta armata, quelli della gendarmeria e la guardia svizzera.

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Ma le tutele hanno falle. Per spiegarle salto dallo schiaffo nel 1303 ricevuto da Bonifacio VIII ad Anagni all’attentato subìto da Giovanni Paolo II nel 1981, fino la caduta di Benedetto XVI e del cardinale Etchegaray a causa dell’irruzione di una pellegrina nella navata centrale della basilica vaticana nel 2009.
La novità del gesto molto cinematografato della notte del 31 dicembre 2019 è stata la reazione in prima persona del Pontefice. E che vi aspettavate da Bergoglio serrato nella morsa della devota asiatica? Un sussurrato “Por favor señora, suelte mi mano...”?

Questo Papa è coerente, è lo stesso che mette alla pari la libertà di religione con la libertà di espressione, non è serafico, non è mellifluo, porta le scarpe grosse e gli si vedono (ostinatamente e appositamente) i neri pantaloni virili sotto la sottana.

Bergoglio è quell’uomo, perito chimico, filosofo, gesuita, ordinato prete a trentatré anni, che il 25 gennaio 2015 commentando chi ride delle fedi altrui disse: “Se uno mi offende la madre, gli do un pugno”. Che vi aspettate le benedizioni con gli arzigogoli di Leone XIII, oppure i misticismi da cinegiornale di Pio XII?

I nostalgici papisti – quelli innamorati delle dorature, delle pellicce di ermellino, delle corone romane, egizie e mesopotamiche – sappiano che il tempo di quei Pontefici metafisici e metà umani, immateriali è superato. Quanto la cretineria della scenetta parodistica di Salvini che in altri tempi – quelli madonnari che tanto gli piacciono – sarebbe stato fulminato dalla scomunica.

Cianfrusaglie bigotte, quanto il giudizio di chi percepisce la presenza dello Spirito Santo quando gli pare e piace, e scrive che lo schiaffo liberatorio della notte del 31 gennaio segnerebbe un rapporto orizzontale Papa-mondo e la rovinosa secolarizzazione di Santa Romana Chiesa (la nostalgia per il tronetto di Papa Ratzinger è abnorme). Cioè ci sarebbe troppa tensione e attenzione mediatica. Molto uomo e poco Papa.
La verità è che Bergoglio è un uomo irascibile capace di chiedere scusa il giorno dopo. Più o meno come l’iracondo San Girolamo. È un uomo che fa il Papa, non un Papa che vuol fare l’uomo. Così gli sta bene addosso la metafora delle sopramaniche, la capacità di spogliarsi, nettare, riconciliarsi, riprendersi quel titolo proprio dei Pontefici: Servus servorum Dei. Servo dei servi di Dio. Condizione rarissima nella storia. —

Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
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