Stefano Lugli: «Farei subito una legge contro precarietà e false cooperative»
Il candidato presidente della lista civica L’Altra Emilia Romagna prende le distanze dalla Lega, ma anche da Bonaccini «Programmaticamente la Borgonzoni e il governatore uscente sono molto più vicini di quello che vogliono far credere»
LE RISPOSTE
1 Lo slogan scelto dalla Lega per la campagna elettorale è un insulto alla storia antifascista della nostra Regione. Per me oggi liberare l’Emilia-Romagna significa liberarla da una criminalità organizzata che tiene sotto assedio l’economia della nostra regione. L’Emilia Romagna è la terza regione in Italia per lavoratori irregolari, la quarta per interdittive antimafia emesse e la quinta per riciclaggio. È a Reggio che si è svolto Aemilia, il secondo maxiprocesso del nostro Paese contro un’organizzazione criminale di stampo mafioso. È l’unica Regione, insieme al Piemonte, che conta al proprio interno tutte le mafie italiane e tutte le mafie straniere. La questione in passato è stata affrontata con una sottovalutazione spesso sconfinata in atteggiamenti di superiorità, inutili e fuori luogo, come quando si parlava di “anticorpi” nella società. Noi vogliamo una Regione che alzi il tiro contro le mafie.
2 È così. Alla Lega non interessa il futuro dell’Emilia-Romagna e pensa di utilizzare le Regionali per dare una spallata al fragile governo Conte. Nessuna visione di futuro, nessuna soluzione ai problemi del territorio, nessuna strategia per uscire dalla crisi in cui l’economia regionale sta entrando. Tatticismo fine a se stesso, che gli elettori puniranno.
3 Farei subito una legge contro la precarietà e le false cooperative per creare occupazione stabile e di qualità, in particolare per i giovani. In questi anni l’occupazione è cresciuta ma sono esplosi i contratti part-time e il lavoro a tempo determinato, e l’occupazione giovanile è diminuita come conseguenza della cosiddetta riforma pensionistica “Fornero”. Serve un nuovo patto per il lavoro che metta al centro la buona occupazione e la redistribuzione della ricchezza in una regione che ha bruciato ogni record del Pil ma che non ha avuto la capacità di ridurre disuguaglianze sempre più evidenti anche nella ricca Emilia-Romagna. Inoltre chiederei l’immediato ritiro della richiesta di autonomia presentata da Bonaccini, essendo un progetto egoistico ed eversivo dell’unità nazionale.
4 È esistito un modello emiliano-romagnolo fondato sulla solidarietà sociale, la redistribuzione della ricchezza e la cooperazione. La “diversità” dell’Emilia-Romagna che ancora oggi resiste in alcuni servizi pubblici, negli asili nido, nella scuola o nella sanità è l’eredità di quel modello. Un modello che è andato progressivamente dissolvendosi man mano che la nostra regione procedeva verso la piena adesione al liberismo. Bonaccini, con le sue scelte sulla privatizzazione di servizi e sanità pubblica, le grandi opere e la consegna ai privati della pianificazione urbanistica, ha compiuto l’ultimo passo per cancellare questa “diversità”.
5 Penso che programmaticamente Bonaccini e la Borgonzoni siano molto più vicini di quello che vogliono far credere. Le loro posizioni non sono dissimili sul ruolo dei privati nella sanità e nei servizi pubblici, sul ruolo della Regione in economia e sul lavoro, sull’ambiente, la mobilità e le infrastrutture. Sono due facce diverse della stessa ricetta neoliberista. Intendiamoci, Bonaccini e la Borgonzoni non dicono le stesse cose: la destra anche in Emilia-Romagna è becera, razzista e impreparata alla sfida del governo. Ma respingo una narrazione del voto secondo cui chi non sostiene Bonaccini mette a rischio l’equilibrio su cui si regge la Regione.
6 Se garantire il diritto inalienabile a tutti i cittadini di avere accesso alle prestazioni sanitarie, come stabilito dall’articolo 32 della Costituzione, a qualcuno può sembrare propaganda, per me, invece, è una questione di giustizia. La chiusura dei punti nascita di Borgo Val di Taro (Parma), Castelnovo Monti (Reggio) e Pavullo (Modena) – ma sono a rischio chiusura punti nascita anche in aree periferiche della pianura – è la conseguenza di politiche di tagli alla sanità che hanno impoverito la rete sanitaria periferica concentrando cure e servizi nelle città. Noi vogliamo una sanità pubblica accessibile a tutti a prescindere dal luogo di residenza, e riaprire i punti nascita chiusi garantendo la sicurezza delle donne e dei loro bambini significa dare a tutti le stesse opportunità. È una scelta possibile, basta cambiare la politica sanitaria regionale iniziando a smettere di distribuire soldi a pioggia alla sanità privata.
7 Il sistema dei trasporti è congestionato perché la Regione negli ultimi anni ha puntato solo sulle autostrade, allontanando l’Emilia-Romagna dalle Regioni più moderne che fanno viaggiare i cittadini e le merci sui treni. Noi vogliamo modificare il Piano Regionale dei Trasporti stralciando le opere autostradali inutili e impattanti (Ti.Bre, Campogalliano-Sassuolo, Autostrada Cispadana su tutte) e rovesciare i rapporti di spesa a favore del trasporto su ferro e del trasporto pubblico locale con l’obiettivo di ridurre la mobilità privata. Insistere sulle autostrade è miope e danneggia il nostro export. La Mediopadana è vittima di un sistema regionale dei trasporti che non crede nella mobilità alternativa alla gomma e non destina risorse per sviluppare le potenzialità di un nodo strategico come la stazione reggiana. Basta guardare lo stato di abbandono dei parcheggi, che nei giorni di pioggia diventano acquitrini impraticabili, per capire in che considerazione sono tenuti passeggeri e sviluppo su rotaia. Altrettanto insoddisfacente il trasporto regionale. Basta prendere un treno regionale, come fanno migliaia di lavoratori e studenti per capire il livello insoddisfacente del servizio. Bisogna ripensare interamente e con urgenza tutto il sistema.
8 Per creare nuova occupazione serve una grande alleanza fra lavoro e ambiente. La crociata che si è levata contro la tassa sulla plastica monouso e non riciclabile è sbagliata. Chi inquina deve pagare di più perché arreca un danno all’ambiente e alla collettività: vale per i cittadini con la tariffa sui rifiuti e deve valere per il sistema produttivo, che deve assumersi l’impegno di ridurre alla fonte l’uso di plastiche e imballaggi non recuperabili. Negli ultimi 10 anni esondazioni disastrose hanno toccato tutte le aree di una regione che non è preparata ad affrontare il cambiamento climatico e che vede Pd e Lega insistere con politiche che sono concausa della crisi ambientale ed economica.
9 Sono ostinato, determinato e mi sono candidato perché credo di avere le carte in regola per portare in consiglio regionale l’unica voce che si oppone alla destra con un progetto a favore dei beni comuni e contro le privatizzazioni, per il lavoro stabile e sicuro, contro la precarietà e le false cooperative, per la sostenibilità ambientale contro le grandi opere autostradali, contro l’autonomia regionale. Siamo un’alternativa per chi vuole innescare il vero cambiamento di cui la Regione ha bisogno.
10 Per una lista autonoma della sinistra come L’Altra Emilia-Romagna il candidato più temibile è Bonaccini, che di sinistra ormai ha ben poco. Perché fa un uso spregiudicato del voto utile, grazie al quale ha allargato la sua coalizione fino a imprenditori come Fagioli che licenziano 500 facchini con un sms perché chiedono uno stipendio dignitoso, a sindaci eletti con i voti della Lega e ad altri personaggi con biografie politiche spostate a destra. Gli dico che acquisire il consenso per pacchetti di voti a prescindere dalla proposta complessiva è la pietra tombale sulla politica. In poche parole agisce sulle paure dei cittadini. Dovremmo votare Bonaccini perché altrimenti potrebbe arrivare qualcuno che è peggio di lui nel perseguire le stesse politiche neoliberiste di fondo? Mi pare molto riduttivo. Credo invece che proprio da queste elezioni la sinistra d’alternativa possa iniziare a rilanciare le proprie idee e ricette di buona amministrazione, che sono poi quelle che dal dopoguerra hanno portato a primeggiare la nostra Regione. Per i cittadini di Reggio Emilia, così come per tutti i cittadini della nostra Regione, penso a città in cui la sicurezza sia data da un lavoro sicuro dignitosamente retribuito, una sanità e una scuola pubbliche e dove l’ambiente sia preservato e non sia un mix di veleni che fanno della Pianura Padana il territorio più inquinato d’Europa. —
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