Gazzetta di Reggio

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Va ad accusarlo in questura poi fugge all’estero col figlio

Tiziano Soresina
Va ad accusarlo in questura poi fugge all’estero col figlio

Separazione-shock: la moglie ottiene l’ammonimento del questore per botte ma ora il marito è stato costretto a segnalare la donna per sottrazione di minore

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REGGIO EMILIA. Quando una separazione coniugale – avviata ma non ancora conclusasi al palazzo di giustizia – imbocca pure una dolorosissima strada.

Lui ha poco più di cinquant’anni ed è un impiegato pubblico. Lei una casalinga, straniera, con dieci anni di meno. Hanno un figlio di undici anni. Nel giro di poco tempo la loro unione non è solo deflagrata, perché è maturata una situazione a dir poco delicata: sull’uomo pesa un ammonimento del questore (avrebbe maltrattato la moglie accusatrice) che ora lo fa rischiare grosso sul lavoro, mentre nei confronti della donna è stata fatta una segnalazione al competente ufficio sempre della questura per sottrazione di minore internazionale perché quest’estate la madre è andata in vacanza all’estero con il figlio non tornando più a Reggio Emilia.

I servizi sociali hanno cominciato a monitorare questa coppia sin dal luglio 2017, quando già tirava aria di separazione fra marito e moglie e c’era da vigilare (su richiesta della Procura minorile) sulle condizioni di vita familiare e sociale del figlio.

I primi due incontri con l’assistente sociale si riveleranno molto faticosi, perché la donna si chiude a riccio, non collabora e lascia intendere che, non lavorando, vuole seguire personalmente ed esclusivamente il figlio. Il marito, più disponibile e aperto ai suggerimenti, esprime comunque l’intenzione di tenere unita la famiglia nell’interesse del bimbo. Poi arriveranno i problemi alle Elementari, perché le maestre entrano in frizione con la madre dell’alunno e questa non comunicazione fra loro sfocerà nella decisione della famiglia di iscrivere – al termine dell’anno scolastico 2107-2018 – il figlio in un’altra scuola. Ma anche nel nuovo istituto la situazione non cambia e le insegnanti della classe – nel febbraio 2019 – prendono contatto con l’assistente sociale per rimarcare i modi ostili della madre e gli atteggiamenti non consoni del figlio. Da parte sua il padre lamenta con il servizio sociale di sentirsi escluso nei rapporti con il figlio, di trovarsi in estrema difficoltà a gestire la situazione familiare, da qui la decisione di avviare la separazione coniugale. Ma nella tarda primavera di quest’anno la donna va in questura ed accusa il marito di maltrattamenti psicologici ma anche fisici, parlando di botte ed in particolare di essere stata presa a calci il 3 marzo per poi farsi refertare otto giorni dopo in ospedale a Montecchio (trauma alla coscia sinistra con ematoma in fase di risoluzione). Inoltre fa mettere agli atti il contatto avuto in febbraio con il Centro antiviolenza di Parma (una mail d’aiuto, poi non concretizzatasi in un colloquio). Al tirar delle somme – a fine agosto – la richiesta di ammonimento viene accolta dalla questura che ravvisa comportamenti persecutori dell’uomo. Ma nel frattempo sono già accadute altre cose. La separazione, in tribunale, non decolla perché la moglie non si presenta mai alle udienze, men che meno la donna risponde alla convocazione dell’assistente sociale che in aprile deve preparare una relazione per il tribunale sulla situazione del figlio minorenne, perché i genitori si stanno separando. Stante questo silenzio e la segnalazione non tranquillizzante giunta dalla scuola sui comportamenti del bimbo, i servizi sociali valutano di approfondire la situazione avvalendosi di una psicologa. Una valutazione con l’esperta che non si concretizzerà, perché la donna quest’estate torna in patria con il figlio per una vacanza, ma da lì non farà più ritorno ed avrebbe iscritto il bimbo in una scuola lì all’estero. In settembre, disperato, il padre non può far altro che segnalare questa fuga in questura, qualificando il comportamento della donna in sottrazione di minore internazionale. Da allora la situazione non è cambiata, mentre rischia di diventare pesante la posizione lavorativa dell’uomo: l’ente pubblico ha ricevuto il provvedimento d’ammonimento del questore ed ha avviato l’iter disciplinare, inoltre il Tar ha ritenuto motivato l’atto della polizia, negando la sospensiva.

«Si è creata una situazione sconcertante – commenta l’avvocato difensore Andrea Davoli – perché le accuse della donna sono fumose e non provate, quindi l’ammonimento che ne è scaturito lascia a dir poco perplessi. E la donna una volta ottenuto l’ordine del questore se n’è subito andata all’estero con il bimbo. Il mio assistito così non riesce più a vedere il figlio e in più rischia di avere dei danni irreparabili sul lavoro. È terribile, una cosa simile può davvero accadere a chiunque...». —


 

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