In tanti al funerale di Manghi «Credeva nella solidarietà»
Durante la messa funebre ricordate le doti altruistiche dell’imprenditore che ha dato lavoro a non pochi montecchiesi grazie alle sue attività
MONTECCHIO. Hanno risposto in tantissimi alla chiamata dell’amico Francesco Giuseppe Manghi, l’imprenditore montecchiese del quale ieri si sono svolte le esequie.
A partire da un affranto Ciro Correggi, socio da una vita nella ditta Dieci, cui è andato il primo pensiero di Ennio, figlio dello scomparso, cui ora spetterà il delicato ruolo di succedere al padre nell’azienda leader del settore dei sollevatori meccanici. «Ringrazio lui – questo il sunto delle parole di Ennio Manghi – per come ha saputo gestire questo difficile percorso, dimostrandosi amico prima che socio. E con lui ringrazio quanti hanno voluto essere presenti, imprenditori, associazioni, maestranze, amici e conoscenti come mio padre aveva chiesto». Le parole più toccanti sono poi arrivate da monsignor Antenore Vezzosi, parroco di Villa Aiola, che ha avuto molte occasioni di incontrare il munifico imprenditore, titolare della Fasma e per anni anche socio della Zecchetti. Ha sottolineato la figura imprenditoriale ma anche quella di uomo capace di trasformare con atti concreti, il proprio desiderio di solidarietà. Subito dopo, il microfono è passato al sindaco Fausto Torelli, con tanto di fascia tricolore, amico di Manghi del quale era stato anche cardiologo. E anche il primo cittadino ha spiegato come la figura di Francesco Manghi, chiamato da tutti Peppo (da alcuni anche Beppe, come fatto scrivere dallo stesso defunto sul proprio epitaffio) sia di quelle che si fanno sentire in una comunità piccola, ma legata alla propria terra, come Montecchio. Non a caso, le aziende nelle quali Manghi era coinvolto, danno lavoro a una discreta percentuale di montecchiesi e non solo. A rinfrancare i familiari di Manghi, la moglie, Savina Vettori, i figli Ennio e Marcella e i nipoti, Caterina, Leonardo, Maddalena, Gregorio e Adelaide ci ha pensato poi don Angelo Orlandini nella sua omelia. Ha messo assieme i pensieri anche di tanti semplici cittadini che lo avevano avvicinato la sera della recita del rosario, capaci di esaltare le doti di un Manghi, poco noto ai più. —
Alessandro Zelioli
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