Duemila fedeli e 2 vescovi all’addio a don Carlo, entrato nel cuore della gente
Commozione alla messa: «Ci ha educati alla bellezza di essere comunità, sempre, comunque e ovunque»
TOANO. Una folla di circa duemila persone ha dato l’ultimo saluto a don Carlo Lamecchi nella “sua” chiesa di San Pietro di Rometta, a Sassuolo. È stato disposto anche uno schermo gigante nel salone e nel piazzale della chiesa, anche questo colmo di gente, per consentire a tutti di assistere alla funzione. A conferma della grandezza di questo religioso e di questo uomo, di “Karl”, come in tantissimi a Rometta lo chiamavano, la presenza di diverse decine di sacerdoti, della diocesi reggiana e modenese. A celebrare il rito funebre monsignor Massimo Camisasca e il vescovo emerito di Brescia, il sassolese Luciano Monari. Carico di pathos ed emozione il breve discorso funebre di don Alessandro “Dodo” Ravazzini, oggi rettore del seminario di Reggio, con trascorsi a Sassuolo. «Gli occhi di don Carlo – ha detto tra l’altro – hanno affascinato generazioni di uomini e donne, di famiglie intere, che hanno celebrato con lui ogni passo del loro cammino, navigando rotte pubbliche e private. Occhi che, come squarci, penetravano l’umanità di chi incontrava, che ti autorizzavano a mostrarti mendicante di parole di senso che sempre sapevano illuminare i piccoli e grandi tormenti che sono la trama della nostra esistenza quotidiana. Don Carlo è stato un grande cultore della bellezza, quella dei segni, delle forme, della musica e della poesia, quella dei cuori riconciliati, di gesti di tenerezza regalati nel tempo della debolezza e della depressione, la bellezza degli ulivi nella domenica delle palme e dei fiori di pesco in quella di Pasqua. Ci ha educati alla bellezza di essere comunità, sempre, comunque ed ovunque».
La gente ascoltava e si commuoveva. Presente anche il sindaco di Toano, dove don Carlo nacque 78 anni fa, nella frazione di Vogno. A esprimere il dolore di Sassuolo, il vicesindaco Camilla Nizzoli: «Carlo è stato un amico per tutti noi, un uomo di grande cultura e di grande cuore. Aveva un sorriso per tutti e la parola giusta per ognuno di noi, sapeva entrarti nel cuore e rimanerci. Tanti di noi hanno passato gli anni più importanti della loro vita al suo fianco, ci ha aiutati a crescere ed educati, con la sua presenza, la saggezza, l’intelligenza e la fede. È entrato nella nostra vita e non se n’è mai andato. Esattamente un mese fa è stato ricevuto in municipio da noi e ci ha esortati e stimolati a fare bene».
Il saluto finale è stato a cura di don Marco Ferrari, parroco dell’Unità pastorale Madonna del Carmelo e di Rometta, che ha ringraziato tutti per la partecipazione, anche a nome delle sorelle Bernardina, Teresa, Maria e del fratello Giuseppe. All’uscita un gruppo di alpini, alcuni in lacrime, hanno intonato “Signore delle cime”, canto tra i preferiti di don Carlo. Poi la sepoltura nel cimitero nuovo. Il vescovo ha ricordato anche un piccolo aneddoto di pochi giorni fa. «Mi ha offerto una copia del suo libro di poesie “Gocce di rugiada” e, quando gli ho risposto che l’avevo già, lui mi ha detto che era più giusto che ne avessi una copia con la sua dedica. Cosa voleva dirmi? L’importanza dell’amicizia. È stato bello per me parlare di tanto in tanto da amici. Parlare delle persone. Carlo ha avuto una grande capacità di parlare alle persone, da insegnante ma anche maestro di vita per tantissimi anni». —
Alfonso Scibona
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